Stadi pieni, mercato fragile: la Premier può trascinare l’Europa
La crescita dei prezzi dei calciatori e dei debiti rende il calcio inglese potente ma più esposto a una brusca frenata
La scorsa stagione il pubblico ha riportato il calcio europeo ai livelli più alti di sempre: gli spettatori complessivi negli impianti hanno raggiunto quota 242 milioni, il 15% in più rispetto al periodo precedente alla pandemia. La Premier League ha raccolto 15,8 milioni di presenze, mentre la Bundesliga ha fatto registrare il dato medio più elevato per incontro; l’Italia si è fermata al quarto posto con 11,4 milioni, in calo del 2%.
La Premier domina la spesa
Il record degli spalti convive con una crescita molto più delicata, quella degli investimenti sul mercato. Nell’ultima sessione estiva la spesa globale per i trasferimenti ha superato per la prima volta i 10 miliardi di euro: l’incremento è stato dell’8% sul 2025 e del 43% sul massimo raggiunto nel 2019, prima dell’emergenza sanitaria.
A trainare questa accelerazione sono soprattutto le società inglesi, alle quali fa capo quasi metà dell’esborso complessivo. Una quota analoga è stata movimentata all’interno del Regno Unito, dove i prezzi sostenuti dai club hanno portato il volume degli scambi nazionali oltre la somma di quelli registrati in tutti gli altri principali campionati europei. Il risultato è un continente diviso tra mercati con capacità di spesa molto diverse.
Prezzi alti, conti più esposti
La distanza emerge anche dal costo medio degli acquisti: in Inghilterra ogni giocatore è stato pagato circa 24 milioni di euro, contro una media sotto i 5 milioni negli altri grandi tornei del continente. Questa forza economica garantisce alla Premier un ruolo centrale, ma lega maggiormente la stabilità dei club alla tenuta delle quotazioni.
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Il rapporto segnala infatti che ammortamenti più pesanti vengono oggi compensati, almeno in parte, dalle plusvalenze. Secondo Andrea Traverso, responsabile finanziario della Uefa e curatore di “European Club Talent and Competition Landscap”, “le valutazioni continuano a salire vertiginosamente, in particolare nel mercato inglese”, con conseguenze sui risultati finanziari futuri delle società.
Il debito dipende dal futuro
Il problema non riguarda soltanto i valori nominali dei cartellini. Molte operazioni vengono pagate in più esercizi e i crediti maturati con le cessioni possono essere trasferiti a terzi per ottenere denaro nell’immediato; così aumentano sia le passività legate ai trasferimenti sia la necessità di contare su entrate future.
Un calo della domanda, una riduzione dei prezzi o condizioni di finanziamento più rigide potrebbero quindi mettere sotto pressione redditività e sostenibilità. È questo il rischio evidenziato dalla Uefa nel rapporto annuale: l’attuale espansione, concentrata in modo particolare in Inghilterra, può diventare fragile se l’inflazione del mercato e la liquidità disponibile dovessero rallentare.
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