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Sport 2 min di lettura5 giorni fa

Ronaldo ci ripensa: il Mondiale non sarà l’addio

Il portoghese aveva valutato di fermarsi con la nazionale dopo il 2026, ma ora guarda avanti tra ambizione personale, esperienza e nuovi obiettivi.

Più che un addio imminente, per Cristiano Ronaldo il futuro in nazionale sembra essersi trasformato in una corsa a obiettivi ancora aperti. Il campione dell'Al-Nassr ha spiegato di aver preso in considerazione l’ipotesi di chiudere dopo il Mondiale del 2026, ma la scelta finale è andata in un’altra direzione.


La spinta a restare in campo

A pesare, nelle sue riflessioni, non c’è soltanto la possibilità di dare ancora una mano al Portogallo. Ronaldo ha chiarito che continua a sentirsi utile per una squadra in evoluzione, oltre a inseguire un traguardo personale che considera ancora vivo: i 1.000 gol in carriera, con 21 reti da realizzare.

Intervistato dalla BBC, alla vigilia dell’esordio in Nations League con il Galles, il 41enne ha raccontato di aver valutato seriamente lo stop al termine della Coppa del Mondo del 2026. «Sì, ci ho pensato», ha ammesso, spiegando di ragionare sempre su presente, futuro e decisioni da prendere.


Il rapporto con i giovani e i nuovi

La permanenza non nasce solo dall’orgoglio individuale. Nel suo ragionamento hanno contato anche il confronto con il presidente della federazione e con il nuovo commissario tecnico Jorge Jesus, oltre al desiderio di restare dentro un gruppo che sta cambiando pelle.

Ronaldo ha sottolineato che il suo contributo può andare oltre le reti, mettendo al servizio della selezione lusitana anche esperienza e presenza nello spogliatoio. Nella nuova generazione portoghese ha indicato nomi come Fabio Silva, Renato Veiga, Nuno Mendes, João Neves e Francisco Conceição, segnalando un gruppo che vede come parte del presente e non solo del domani.

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Per questo, ha detto di considerare importanti sia la sfida dei gol sia quella dei trofei. Il Portogallo ha già alzato la Nations League nel 2019 e nel 2025, e per lui quel percorso resta un obiettivo concreto.

Alla fine, il messaggio più netto è arrivato sul piano personale: la priorità, ha spiegato, è stare in campo, segnare e aiutare la squadra a vincere. Quando gli è stato chiesto quanto ancora possa andare avanti, ha risposto con una battuta: «Anche quando sarò in pensione... tra dieci anni!».

Poi ha aggiunto di sentirsi bene con sé stesso e di non attribuire troppa importanza al fatto di giocare domani o di riposare nella partita successiva. Per lui, ha concluso, conta soprattutto la condizione fisica e mentale.

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