Raimondo, 7 gol e un dubbio: il Bologna lo riporterà a casa
Il centravanti del Frosinone ha raccontato la crescita con Alvini, il legame con Bologna e l’obiettivo azzurro dopo una partenza da capocannoniere.
La Nazionale resta il traguardo più ambizioso nel mirino di Antonio Raimondo. L’attaccante del Frosinone non nasconde il desiderio di ricevere una convocazione: «La Nazionale è un sogno e un obiettivo. Se dovesse arrivare una chiamata risponderei sicuramente presente».
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Un futuro ancora da scrivere
Il rendimento delle prime giornate ha riacceso l’attenzione sul suo percorso. Raimondo ha realizzato 7 reti in 7 partite di Serie A e, dopo la tripletta nel 4-2 contro il Sassuolo, è diventato il capocannoniere del campionato.
Il legame con Bologna rimane però centrale nella sua storia. Alla domanda su un possibile ritorno in rossoblù, il centravanti ha risposto senza sbilanciarsi: «Non sta a me deciderlo. Penso solo a fare bene con il Frosinone e poi vedremo».
Prestiti tra occasioni e rimpianti
Prima dell’esplosione a Frosinone, Raimondo ha vissuto esperienze molto diverse. A Venezia un infortunio lo ha fermato proprio quando sembrava poter trovare maggiore spazio; il passaggio successivo a Salerno, invece, non ha dato i risultati sperati, anche per responsabilità personali e per altre circostanze.
A Terni il girone d’andata era stato molto positivo, ma nella seconda parte della stagione il rendimento era calato. Di quell’esperienza conserva comunque un ricordo positivo, accompagnato dal rammarico per la retrocessione.
La svolta è arrivata a Frosinone
L’ambiente ciociaro lo ha accolto facendolo sentire subito importante. Il direttore Castagnini ha spinto per il suo arrivo e Raimondo ha trovato rapidamente sintonia con i compagni, oltre a un allenatore che apprezza anche per le qualità umane. L’obiettivo indicato dal gruppo resta la salvezza, con la consapevolezza che il campionato è appena entrato nella fase più impegnativa.
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Massimo Alvini lavora quotidianamente sui suoi margini di crescita. L’attaccante attribuisce al tecnico progressi nella continuità, nell’attacco della profondità e nella capacità di difendere il pallone; oggi si descrive come un giocatore più pronto a pressare, inserirsi e farsi trovare nell’area avversaria.
Una celebrazione nata per gioco
L’esultanza con le mani imitate come una pistola era comparsa già nella stagione precedente, dopo un’idea condivisa con alcuni amici di Salerno. Il gesto gli aveva portato fortuna e per questo ha scelto di conservarlo anche ora.
Raimondo ha escluso qualsiasi paragone con Gabriel Batistuta, spiegando che un accostamento, anche soltanto parziale, sarebbe eccessivo. Quanto ai numeri messi a confronto con quelli di Lamine Yamal e Raphinha, ha ricordato che si tratta di fuoriclasse di un’altra dimensione.
Bologna, il debito con Mihajlovic
Il percorso nel vivaio del Bologna era cominciato con un primo anno complicato: poche presenze e nessun gol nell’Under 15. Daniele Corazza, allora responsabile del settore giovanile, lo aveva invitato a non arrendersi, convinto che il ragazzo dovesse ancora completare la propria crescita fisica e tecnica. Raimondo gli diede ascolto e considera quella fiducia decisiva.
Il rapporto con quella generazione è rimasto forte: tra gli amici più stretti ci sono ancora diversi compagni di allora, tra cui il figlio di Corazza, Anatriello, Bagnolini e Stivanello. Fondamentale è stato anche Sinisa Mihajlovic, che gli annunciò l’esordio in prima squadra contro il Verona quando aveva 17 anni e lo impiegò poi dall’inizio contro il Genoa, nonostante fosse già alle prese con la malattia. Raimondo ricorda ancora l’incontro a Casteldebole e la promessa ricevuta: «Tieniti pronto perché ti farò giocare».
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