Rabiot è il punto fermo del Milan: Amorim ora deve correggersi
Il successo non cancella il crollo dell’ultima parte: il francese va blindato, mentre l’allenatore deve analizzare con attenzione le sue scelte
Il Milan ha ottenuto la vittoria, ma la gara ha lasciato due indicazioni molto diverse. Per circa un’ora la squadra è apparsa organizzata, brillante e capace di muoversi con fluidità anche quando doveva difendersi; nel finale, invece, sono emersi limiti atletici, cali di attenzione e decisioni discutibili dalla panchina.
La prestazione complessiva conferma soprattutto il peso di Adrien Rabiot. Il francese è il riferimento tecnico della formazione rossonera e i suoi numeri spiegano perché la società debba lavorare senza esitazioni al rinnovo del contratto.
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Rabiot è il riferimento da blindare
In sette presenze non sempre complete, Rabiot ha contribuito a sette reti. Un rendimento di questo livello, unito alla sua centralità nel gioco, lo rende il vero campione della rosa milanista: perderlo o lasciarne incerto il futuro sarebbe un problema significativo per il progetto della squadra.
Il suo valore appare ancora più evidente ricordando le critiche ricevute la settimana scorsa da Cardinale nelle pagelle successive alla partita contro il Sassuolo. Quelle valutazioni non cambiano il dato emerso sul campo: il francese sta disputando una stagione eccezionale e il Milan dovrebbe fare il possibile per trattenerlo.
Il finale impone una riflessione
Dopo un’ora convincente, il Milan ha progressivamente smarrito equilibrio e sicurezza. Il calo fisico e quello mentale hanno inciso, ma anche Amorim ha avuto responsabilità precise, probabilmente nel tentativo di sorprendere con alcune scelte tattiche.
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Quando la squadra era già in difficoltà, l’allenatore ha tolto contemporaneamente Modric e Musah, privando di fatto il centrocampo dei suoi riferimenti. La sostituzione multipla ha aumentato la fragilità del Milan, soprattutto perché ha portato in campo insieme Estupinan, Loftus-Cheek e Jashari, giocatori che finora non hanno dimostrato di essere pronti per un ruolo di primo piano in questa squadra.
Anche altre decisioni non hanno prodotto gli effetti sperati. Lo spostamento di Moreira e Hutchinson, con i due calciatori chiamati a scambiarsi posizione, non ha convinto; allo stesso modo, sarebbe stato preferibile inserire Bartesaghi al posto di Estupinan. Resta inoltre difficile comprendere l’assenza totale di Cisse, nemmeno per un breve spezzone finale, nonostante il momento particolarmente positivo che stava vivendo.
La formazione con cui il Milan ha concluso l’incontro non sembrava adeguata alla situazione e ha finito per trasmettere ulteriore timore anche ai compagni. Amorim dovrà quindi conservare ciò che ha funzionato nella prima ora, ma soprattutto fare tesoro degli errori commessi nel finale. Il risultato resta favorevole, perché la squadra ha comunque conquistato la vittoria, ma la lezione della parte conclusiva non può essere ignorata.
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