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Sport 2 min di lettura1 ora fa

Pogacar torna ad allenarsi: le fratture fanno ancora paura

Il corridore è tornato ad allenarsi, ma chiede all’Uci percorsi più sicuri dopo l’incidente del 29 agosto

Tadej Pogacar ha raccontato i postumi fisici e psicologici della caduta alla Vuelta a España. Oggi è tornato ad allenarsi, ma teme le conseguenze di un nuovo incidente.

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Il recupero procede con cautela

Lo sloveno ha spiegato di non avere più dolori e di riuscire ormai a svolgere quasi tutte le attività abituali. Deve però evitare cadute, pesi elevati con il braccio sinistro e sforzi sul collo.

La ripresa comprende bicicletta, corsa e nuoto. I controlli medici avevano però escluso la sua partecipazione agli Europei in Slovenia del 4 ottobre, perché le fratture non erano ancora guarite abbastanza.

Pogacar ha ammesso che l’idea di tornare a terra lo preoccupa ancora: «Se adesso dovessi cadere di nuovo in bicicletta, potrebbe essere molto problematico». Dopo aver parlato con medici e altre persone, ha compreso meglio la gravità delle lesioni e ha riconosciuto che pensarci «fa un po' paura».


Le ferite dopo la caduta

L’incidente era avvenuto il 29 agosto, quando il corridore portava la maglia rossa della classifica generale. Oltre a una commozione cerebrale e alla frattura della clavicola, gli esami avevano evidenziato tre vertebre fratturate: C7, T1 e T2.

Intervistato da The Athletic, Pogacar ha detto di essersi sentito fortunato a essere sopravvissuto. Le prime due settimane sono state particolarmente pesanti sul piano psicologico: ha parlato di depressione, isolamento e difficoltà nel provare emozioni.

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Anche i gesti più semplici richiedevano assistenza. A causa delle vertigini non riusciva a restare in piedi e, per fare la doccia, aveva bisogno dell’aiuto del medico della squadra.


L’appello per la sicurezza

L’esperienza ha spinto il campione sloveno a chiedere maggiore attenzione nella progettazione dei tracciati. Secondo Pogacar, gli ultimi 500 metri delle corse dovrebbero essere controllati con particolare cura, eliminando buche, dossi, asfalto rovinato e rotatorie rischiose.

Il corridore ha rivolto un richiamo anche all’Uci, invitandola a concentrarsi sulla sicurezza invece di dedicare energie a prescrizioni secondarie. «Ci sono molte cose da fare. Ma sicuramente non misurare i calzini e la larghezza del manubrio», ha dichiarato.

A suo giudizio, tanti piccoli interventi possono ridurre i pericoli per il gruppo. La richiesta arriva dopo un infortunio che, per entità delle lesioni, gli ha fatto capire quanto fosse stato vicino a conseguenze ancora più gravi.

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