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Sport 2 min di lettura23 set

Perché l’Umanesimo italiano conta ancora nell’era delle macchine

Dalle grandi opere del Rinascimento alla nascita dell’uomo moderno: il testo rivendica il ruolo dell’Italia come culla di un’idea ancora decisiva di fronte alla tecnologia.

L’idea che può difendere l’uomo dalla corsa tecnologica non nasce oggi: affonda nel Rinascimento italiano, quando arte, scienza e pensiero cambiarono il modo di guardare al mondo e a se stessi.


Il Rinascimento va oltre i capolavori

Raffaello, Leonardo e Michelangelo sono solo la parte più visibile di una stagione che investì anche musica, letteratura, matematica, architettura, ceramica e decorazione. In quegli anni si posano le basi della scienza moderna, della medicina e del metodo sperimentale, mentre la filosofia torna a dialogare con Platone oltre il peso esercitato da Aristotele nel Medioevo.


L’uomo diventa il centro

Nel testo la Scuola di Atene viene letta come il simbolo di due visioni opposte: da un lato la realtà comprensibile con la logica, dall’altro un mondo che rimanda a un ideale più alto e inafferrabile. Raffaello, con Aristotele che indica la terra e Platone con il volto di Leonardo che punta al cielo, riesce a tenere insieme queste due prospettive.

Ma il punto più importante, secondo questa lettura, non è l’arte in sé: è la fiducia dell’uomo nelle proprie possibilità. Da qui nascono le esplorazioni di Cristoforo Colombo, il nome dato al Nuovo Mondo da Amerigo Vespucci, il giro del globo di Magellano e persino le invenzioni immaginate da Leonardo, fino al volo fantastico di Astolfo nell’Orlando Furioso di Ludovico Ariosto.

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Un’eredità italiana, ancora visibile

Il Rinascimento viene descritto come un fenomeno che supera i confini della penisola e arriva in Francia, Spagna, Portogallo, Germania, Inghilterra e Olanda, fino a influenzare anche Russia e Americhe. Eppure, insiste il testo, la sua origine resta italiana: Firenze, l’Umbria, Roma, poi Venezia, Milano, Bologna, Napoli e la Sicilia.

A quella stagione appartengono opere e luoghi sparsi in tutta la penisola, dalla piazza di Vigevano al Gattamelata di Donatello a Padova, passando per Urbino, Ferrara, Mantova, Rimini, Bergamo, Brescia, Vicenza e Saluzzo. L’autore osserva che molti di questi gioielli restano quasi invisibili ai turisti, più attratti da icone come Pisa, le Cinque Terre, il lago di Como, la Fontana di Trevi o via Montenapoleone.

Il passaggio decisivo arriva alla fine: l’Italia, che nel Rinascimento ritrova se stessa, viene indicata come il Paese che ha dato all’umanità l’Umanesimo. Per questo, nel presente dominato dalla tecnologia, quell’eredità viene presentata come una risorsa decisiva, quasi indispensabile.

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