8.000Lettori online ora
Sport 4 min di lettura3 giorni fa

Novellino, il rimpianto Torino e quella maglia che ad Ascoli non perdonano

L’ex allenatore ripercorre promozioni, scelte di mercato, drammi familiari e il legame mai spezzato con il Milan

Il rimpianto più pesante della carriera resta legato al Torino. Walter Novellino avrebbe voluto riportare il club ai vertici, ma l’esperienza si chiuse con una retrocessione e con il dispiacere per aver deluso il presidente Urbano Cairo, che aveva riposto fiducia in lui. «Certe stagioni te le immagini in un modo e finiscono all’opposto. È il calcio», ha raccontato ripensando a quell’avventura.

Da tecnico ha conquistato sei promozioni: una con il Gualdo dalla C2 alla C1, quattro dalla Serie B alla Serie A alla guida di Venezia, Napoli, Piacenza e Sampdoria, oltre a quella ottenuta con il Perugia nel 1993, dalla C1 alla B. In Umbria, tuttavia, venne sollevato dall’incarico prima dello spareggio contro l’Acireale, poi vinto dalla squadra: la promozione fu successivamente revocata per un illecito al quale Novellino risultò estraneo.


Il tecnico tra vittorie e rimpianti

Novellino riconosce a Luciano Gaucci un ruolo importante nella propria crescita professionale: dal presidente, ha spiegato, imparò soprattutto la mentalità necessaria per vincere. Anche con Maurizio Zamparini dovette difendere le proprie scelte, ignorando le formazioni che il patron del Venezia gli inviava per iscritto.

Tra i giocatori allenati, il ricordo più entusiasta riguarda Alvaro Recoba. L’ex attaccante uruguaiano, secondo Novellino, possedeva un mancino straordinario e una velocità fuori dal comune, qualità che lo rendevano persino superiore a lui, senza possibilità di confronto.


Ascoli, una ferita ancora aperta

Il passaggio all’Ascoli nacque in un’epoca senza procuratori. Il presidente Costantino Rozzi gli domandò quale ingaggio desiderasse e Novellino rispose chiedendo 60 milioni di lire; la trattativa sembrò interrompersi immediatamente, ma alla fine le parti trovarono un’intesa per 30 milioni.

Quella stagione fu eccellente, anche grazie alla trasformazione tattica in centrocampista e ai metodi di Carlo Mazzone. Gli allenamenti comprendevano dodici ripetute sui mille metri e il tecnico lo spronava con il suo celebre tono romanesco: «Ahò, Novellì, non sei qui a respira’ l’aria bona. Daje, cori!»

Novellino segnò due volte contro la Juventus nella gara interna vinta dall’Ascoli. A fine campionato Rozzi gli riconobbe un premio personale di 10 milioni di lire, consegnandoglielo di tasca propria perché riteneva che il calciatore lo avesse meritato.

Il rapporto con la tifoseria bianconera, però, si è incrinato per una scelta legata alla beneficenza. Novellino indossò la divisa della Sambenedettese, storica rivale dell’Ascoli, durante un’iniziativa solidale. Una decisione che gli ascolani non gli hanno perdonato: «Io, per fare del bene, rimetterei la maglia della Samb per ventimila volte», ha detto.


Dal Brasile al Milan della stella

La sua storia familiare attraversa due continenti. Il padre Giuseppe emigrò in Brasile, dove lavorava nella propria officina e guidava camion fino al Mato Grosso; la madre, invece, vendeva asciugamani porta a porta. Walter frequentò le scuole brasiliane, imparò il portoghese e a San Paolo, nel quartiere della Mooca, giocava per strada sognando Pelé, Didì e Vavà. La squadra del cuore era il Palmeiras, legata alla comunità italiana.

Chiedi a Readoo3 / 3 oggi

Fai una domanda su questo articolo o sul suo argomento: l'AI risponde in modo pertinente.

Tornato a Montemarano, in provincia di Avellino, dovette ricominciare da zero con la lingua italiana. La maestra Angela lo aiutò nel percorso scolastico; alle medie, ad Avellino, conobbe anche Gigi Marzullo. In seguito la famiglia si trasferì a Milano, dove il padre aprì una nuova officina e Novellino iniziò nella Pomense, formazione della zona della Cassina de’ Pomm.

Il suo talento nel dribbling non bastò per entrare nei settori giovanili di Milan e Inter. Fu il Legnano a ingaggiarlo e a lanciarlo, prima del trasferimento al Torino, dove debuttò con l’allenatore Giagnoni. Dopo l’esperienza all’Empoli con Renzo Ulivieri, al quale attribuisce grande riconoscenza, arrivò al Perugia: qui prese il posto di Paolo Sollier, che reagì con sportività e gli disse semplicemente: «Sei forte». Nella città umbra conobbe anche Graziella, diventata poi sua moglie.

Il duello di mercato tra Inter e Milan segnò una svolta. Sandro Mazzola cercò di portarlo ad Appiano Gentile e Novellino, che a Milano si era avvicinato ai colori nerazzurri e aveva Jair come idolo, sembrava destinato a quella maglia. Il Milan presentò però un’offerta più alta e la scelta cadde sui rossoneri. Da ala destra trovò un’intesa positiva con Gianni Rivera e nel 1979 celebrò lo scudetto della stella.


Il debito d’affetto verso i rossoneri

Il legame con il Milan divenne ancora più profondo per una vicenda familiare. La primogenita Michela, quando aveva pochi mesi, riportò un grave trauma alla testa dopo una caduta contro lo spigolo di un comodino. Fu operata a Pavia e sopravvisse, ma l’incidente compromise il linguaggio.

Oggi Michela è autonoma e comunica a modo suo; in famiglia la chiamano scherzosamente “la tedesca”. Novellino considera la sua presenza un dono capace di rafforzare ulteriormente il nucleo familiare e conserva una gratitudine speciale verso il club e Nils Liedholm.

Per diversi mesi il Milan gli consentì di restare accanto alla figlia in ospedale fino al giovedì, rientrando poi a Milanello il venerdì. Un sostegno umano che l’ex calciatore non ha dimenticato. L’altra figlia, Valentina, lavora invece presso Banca Mediolanum.

Anche il nome completo racconta molte pagine della sua vita: Walter richiama un soldato tedesco salvato dalla nonna durante la Seconda guerra mondiale, Alfredo era il nome del padrino di battesimo, mentre Amato non ha mai trovato una spiegazione certa. Lenin nacque invece dall’impegno politico del padre, comunista e ascoltatore dei comizi dell’onorevole Pietro Grifone a Montemarano. Il soprannome Monzon gli fu dato da Giorgio Ferrini al Torino, per la somiglianza con il pugile argentino Carlos Monzon.

Ti è piaciuto? Condividilo

Continua a leggere