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Sport 2 min di lettura13 ott

Nico Paz sotto esame? Fabregas lo protegge prima del Feyenoord

Alla vigilia della seconda sfida europea del Como, l’allenatore difende il talento argentino e racconta il valore di una Champions ancora tutta da vivere.

Il rendimento di Nico Paz non si misura soltanto attraverso gol e assist. Cesc Fabregas lo ha ribadito alla vigilia della partita tra Como e Feyenoord, seconda gara della fase a girone della Champions League, spiegando perché non considera preoccupante il momento del giovane argentino.

L’allenatore del Como ha parlato anche del proprio rapporto con la competizione e della crescita di una squadra alla sua prima esperienza sul palcoscenico europeo. Nel confronto con il Feyenoord tornerà inoltre a incrociare Giovanni van Bronckhorst, già affrontato in due occasioni, tra una finale di Champions League e una finale del Mondiale.

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Fabregas ridimensiona le critiche a Nico Paz

Secondo Fabregas, le valutazioni sul trequartista sono diventate troppo legate alla produzione offensiva. Il tecnico ha ricordato che, nella sfida contro la Roma, Paz ha creato le tre occasioni più pericolose della formazione lombarda, anche se il suo rendimento non è stato accompagnato dallo stesso numero di reti e assist della stagione precedente.

«Nico Paz ha disputato partite importanti. È un giocatore decisivo e di grande qualità, ancora all’inizio del suo percorso da professionista», ha detto Fabregas in conferenza stampa. L’allenatore ha sottolineato che il calciatore ha già affrontato tre gare dopo aver percorso oltre 30mila chilometri e ha definito normale l’alternanza tra momenti brillanti e passaggi più difficili.

La priorità, per il tecnico, resta la disponibilità del giocatore a migliorare. Fabregas ha spiegato di vederlo sereno e motivato, elementi che considera più significativi delle statistiche individuali in questa fase della stagione.


La Champions resta un traguardo speciale

La sfida con il Feyenoord offre a Fabregas l’occasione per tornare su un obiettivo che, da calciatore, non è mai riuscito a raggiungere. Ha ricordato di aver conquistato il Mondiale, da lui considerato il massimo traguardo per un giocatore, ma di non aver mai sollevato la coppa europea più prestigiosa.

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«La Champions League è l’unica cosa che mi manca da giocatore, ma ora il passato appartiene ai ricordi e faccio l’allenatore, un ruolo bellissimo», ha spiegato. Nel suo passato ci sono anche gli incroci con Giovanni van Bronckhorst: uno in una finale di Champions League e l’altro in una finale mondiale, prima di un ulteriore incontro a Giacarta.


Como, una crescita senza scorciatoie

Fabregas ha ammesso che il Como sta ancora imparando a gestire una competizione nuova. Non esiste, ha osservato, un modello già collaudato per affrontare la Champions, perché per molti componenti della squadra si tratta della prima esperienza a questo livello.

Il percorso, secondo l’allenatore, dovrà svilupparsi gradualmente: il modo di vivere la competizione oggi non sarà necessariamente lo stesso tra cinque anni. Il risultato resterà il principale criterio di giudizio, ma la società considera questa partecipazione un sogno destinato a trasformarsi passo dopo passo in una realtà stabile.

Il tecnico ha infine ribadito di voler coinvolgere l’intero gruppo. Ha citato l’impegno mostrato nelle partite contro Milan e Atalanta e ha spiegato di sentirsi orgoglioso delle aspettative cresciute attorno alla squadra, pur mantenendo l’obiettivo di proseguire senza forzare i tempi.

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