Miccoli e quel nodo mai chiarito: la finale con l’Inter brucia ancora
L’ex bomber rosanero ripercorre Palermo, il rimpianto della Coppa Italia e il presente del club, tra il lavoro di Inzaghi e i giovani che gli hanno colpito di più.
Il capitolo Palermo, per Fabrizio Miccoli, resta pieno di affetto ma anche di conti rimasti aperti. Nell’intervista a La Gazzetta dello Sport, l’ex attaccante ha parlato del suo addio al calcio giocato, del legame con la città e di alcuni episodi che continuano a pesargli, soprattutto la finale di Coppa Italia contro l’Inter del 2011.
Miccoli ha spiegato di aver chiuso la carriera con un pensiero positivo rivolto alla Fondazione Falcone, progetto con cui vuole impegnarsi adesso. E ha raccontato che, tornando a Palermo, trova ancora molto calore: ha ringraziato anche chi, col tempo, ha cambiato atteggiamento nei suoi confronti, perché quella distanza gli avrebbe fatto capire quanto fosse forte il sentimento verso di lui.
Il rimpianto che non passa
Tra i ricordi migliori, l’ex rosanero ha indicato senza esitazioni il gol numero 100 in Serie A, segnato nel derby contro il Catania nel 2012. Un traguardo simbolico, che per lui resta davanti a molti altri momenti della carriera.
Più difficile, invece, scegliere le delusioni. Miccoli ha messo sullo stesso piano due serate rimaste indigeste: il pareggio con la Sampdoria nel maggio 2010 e la finale persa con l’Inter. Nel primo caso ha ricordato il grave infortunio al crociato, che a suo giudizio privò il Palermo della possibilità di andare in Champions League; nel secondo ha ribadito di non aver mai ricevuto da Delio Rossi una spiegazione per quella scelta iniziale dalla panchina.
Palermo guarda alla Serie A
Il presente, però, lo riporta a parlare anche del Palermo di oggi. Miccoli vede una squadra con possibilità concrete di salire in Serie A, complice il lavoro svolto dal club insieme a Filippo Inzaghi. Secondo lui, la formazione rosanero ha il proprio destino nelle mani nella corsa alla promozione, pur nel rispetto delle altre contendenti.
Nel frattempo ha speso parole positive per alcuni giovani che gli hanno lasciato un’impressione forte. Vavassori lo ha convinto per la doppietta al Padova e per la lucidità mostrata nell’azione del secondo gol, mentre di Tommaso Milanese ha osservato con sorpresa il nuovo ruolo da terzino nell’Ascoli, pur riconoscendone la qualità e il percorso iniziato nella sua scuola calcio.
Giovani e Nazionale, il confronto con il passato
Miccoli ha anche difeso la scelta di Mancini di allargare le porte della Nazionale a tanti ragazzi. Per lui, oggi ha senso premiare i più promettenti, a patto che poi trovino spazio nei club. Ha aggiunto che ai suoi tempi la convocazione era molto più difficile e richiedeva continuità per almeno tre stagioni.
Pur avendo collezionato una decina di presenze, ha detto di esserne orgoglioso: davanti a lui, ha ricordato, c’erano giocatori di livello altissimo. Un passaggio che chiude idealmente il cerchio tra passato, rimpianti e nuove prospettive, sempre con Palermo sullo sfondo.
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