Messi celebra, Ronaldo resiste: due addii opposti al calcio internazionale
L’argentino prepara una festa da 80mila spettatori con l’Argentina, mentre il portoghese lascia la squadra dopo una panchina che riapre ogni interrogativo sul suo futuro.
A Buenos Aires si prepara una notte destinata a diventare il simbolo della fine di un’epoca. Lionel Messi saluterà l’Argentina il 6 ottobre davanti a uno stadio Monumental esaurito, mentre Cristiano Ronaldo ha scelto di lasciare il ritiro del Portogallo dopo essere rimasto fuori in una partita. A 39 e 41 anni, i due campioni che per quasi vent’anni hanno dominato il calcio mondiale stanno vivendo gli ultimi capitoli delle rispettive carriere in modo radicalmente diverso.
Messi prepara una festa storica
Per Messi l’addio alla nazionale arriva dopo un percorso quasi irripetibile: otto Palloni d’Oro, la Coppa del Mondo conquistata nel 2022 e due Copa América. Il trasferimento all’Inter Miami sembrava poter coincidere con l’ultima fase della sua carriera, ma il rendimento con l’Argentina ha smentito quell’ipotesi.
Ai Mondiali del 2026 l’attaccante ha guidato la squadra fino alla finale contro la Spagna, realizzando otto gol. Il suo contributo non è stato quello di un capitano soltanto simbolico: anche in età avanzata è rimasto determinante nei momenti decisivi. Dopo la morte del padre Jorge, avvenuta quest’estate, Messi aveva valutato l’ipotesi di fermarsi. Ha poi scelto di concludere il percorso internazionale con una cerimonia all’altezza della sua storia.
L’appuntamento sarà un’amichevole contro il Benin, in programma il 6 ottobre a Buenos Aires. La risposta del pubblico ha già trasformato la gara in un evento: 80.000 biglietti sono stati venduti in 90 minuti. La Federazione argentina sta preparando una celebrazione speciale, compresa una maglia realizzata per l’occasione. In futuro, il legame con la selezione potrebbe proseguire anche attraverso un eventuale ingresso nello staff tecnico.
Ronaldo non accetta il tramonto
Il portoghese, invece, non considera ancora chiusa la propria esperienza con la nazionale. Il suo impiego è diventato meno regolare e la titolarità non appare più garantita, ma Ronaldo continua a ritenere di poter contribuire. Ad agosto, in un’intervista a Vogue, aveva spiegato: «Questo potrebbe essere il mio ultimo anno nel calcio, e voglio lasciare un’eredità meravigliosa».
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La tensione è aumentata dopo la sfida con la Norvegia, vinta dal Portogallo per 2-1 senza il suo ingresso in campo. Al termine dell’incontro, contrariato per essere rimasto in panchina, il capitano ha raggiunto direttamente gli spogliatoi e non ha partecipato al saluto con i compagni e i tifosi. L’episodio ha alimentato il confronto sul suo ruolo all’interno del gruppo.
A occuparsi della gestione tecnica è Jorge Jesus, già allenatore di Ronaldo all’Al-Nassr. Il commissario tecnico ha chiarito che la presenza in campo deve dipendere dal rendimento, come accade per ogni altro calciatore, e ha quindi affrontato la questione in un colloquio al quale ha preso parte anche il presidente della Federazione. Poco dopo, Ronaldo ha lasciato la squadra ed è rientrato in patria da solo a bordo del proprio aereo privato.
Due eredità, una rivalità
Non è ancora chiaro se la partenza rappresenti una rottura definitiva. Ronaldo conserva peso nello spogliatoio e continua a difendere la possibilità di essere utile al Portogallo, anche se il suo posto nell’undici iniziale è ormai oggetto di discussione. Negli ultimi anni ha inoltre dovuto fare i conti con i tifosi che, in alcune occasioni, hanno scandito il nome di Messi: un confronto che continua a riemergere anche lontano dai campi europei.
Tra il 2008 e il 2023, i due hanno conquistato 13 dei 15 Palloni d’Oro assegnati. La rivalità ha segnato una generazione, ma ora i loro percorsi prendono direzioni differenti. Messi si avvia verso un commiato celebrato dal Paese che ha portato sul tetto del mondo; Ronaldo, al contrario, cerca ancora di restare protagonista con una nazionale nella quale la sua centralità non è più scontata.
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