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Sport 2 min di lettura22 set

Mancini sotto esame: 34 convocati e il fantasma di Bernardini

Tra Belgio e Nations League, il ct azzurro prova a riaccendere la Nazionale con nove volti nuovi mentre il paragone con il rilancio firmato Bernardini torna a pesare.

La differenza, oggi, la farà soprattutto il rendimento: Roberto Mancini deve trasformare il rinnovamento azzurro in risultati, dopo la frattura legata alla scelta dell’Arabia Saudita. Nel frattempo il calcio italiano distribuisce attenzioni altrove, da Jannik Sinner ad Andrea Kimi Antonelli, fino ai protagonisti di atletica, nuoto e pallavolo.


Bernardini e la lezione del passato

Il pensiero corre a Fulvio Bernardini, chiamato 52 anni fa a rimettere in moto una Nazionale che aveva smarrito slancio dopo il ciclo di fine anni Sessanta e il mondiale del 1974. Il suo lavoro non fu immediato, ma lasciò basi solide: da quella selezione sarebbero poi arrivati, con l’aggiunta di altri talenti cresciuti nei vivai, i nomi che portarono l’Italia fino ai fasti del 1978 e al trionfo di Spagna 1982.


Mancini punta su un gruppo largo

Per la tranche di Nations League che comincia venerdì all’Olimpico contro il Belgio, il commissario tecnico ha chiamato 34 giocatori e inserito 9 esordienti. Sommando i 25 dell’Under 21 guidata da Baldini, i profili monitorati per il nuovo corso diventano circa sessanta: una base ampia da cui provare a ricostruire identità, risultati e senso di appartenenza.

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Un parallelo inevitabile

Bernardini, nel 1974, scelse una strada molto personale: percorse 2000 km in auto per visitare i ritiri, parlò con tecnici e calciatori e portò a Coverciano decine di elementi, compresi giocatori di seconde fasce e di Serie B. Pagò anche il prezzo delle critiche e di un primo bilancio poco brillante, ma la sua semina produsse nel tempo Gentile, Bettega, Causio, Graziani, Zaccarelli e Scirea, poi affiancati da Collovati, Tardelli, Cabrini e Paolo Rossi.


Ora serve un effetto diverso

Mancini si muove in un contesto diverso, molto più dentro il sistema calcio rispetto al carattere fuori schema di Bernardini. Ma la sostanza, adesso, è una sola: servono risultati per cancellare l’ombra dell’addio agli arabi e per riportare entusiasmo attorno alla Nazionale.

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