Manchester City, rischio vendita: l’IFR può cacciare Mansour
Il procedimento d’appello non è ancora chiuso, ma l’autorità di vigilanza del calcio rivendica il potere di imporre un cambio di proprietà in caso di gestione irregolare.
Il futuro del Manchester City potrebbe dipendere non soltanto dall’esito del ricorso presentato contro la Premier League, ma anche dai poteri dell’autorità indipendente di regolazione del calcio. Il presidente dell’IFR, David Kogan, ha infatti sostenuto che l’organismo può imporre a un proprietario di lasciare il club, aprendo uno scenario che coinvolgerebbe direttamente lo sceicco Mansour.
La posizione arriva dopo la decisione di una commissione indipendente, secondo cui il club avrebbe infranto le norme della Premier League per nove stagioni. Al centro del caso ci sono accordi commerciali ritenuti fittizi, attraverso i quali i ricavi sarebbero stati gonfiati di oltre 900 milioni di sterline, oltre ai tentativi di ostacolare gli accertamenti della lega.
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L’IFR può imporre la vendita
Kogan ha spiegato che, mentre il procedimento d’appello resta aperto, non è ancora il momento di adottare misure specifiche contro il Manchester City. L’IFR, tuttavia, avrebbe facoltà di intervenire qualora ritenesse inadeguata, scorretta o non trasparente la gestione del club da parte della proprietà.
«Abbiamo il potere di chiedere a un proprietario di allontanarsi da un club se lo gestisce in modo non adeguato, non equo o non corretto», ha dichiarato Kogan. Sollecitato sulla possibilità che i proprietari si rifiutassero di vendere, il presidente ha risposto: «No, no, no. Abbiamo il potere assoluto di farlo».
L’autorità non ha ancora deciso se aprire un procedimento autonomo. Kogan ha precisato che una valutazione potrà essere compiuta soltanto dopo aver raccolto tutti gli elementi disponibili, avvertendo che muoversi in anticipo sarebbe un errore molto grave.
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Dalla multa alla doppia retrocessione
Le conseguenze sportive per il Manchester City potrebbero essere particolarmente pesanti se le contestazioni venissero confermate. Tra le ipotesi figurano una sanzione economica ingente, l’espulsione dalla massima serie inglese e perfino una doppia retrocessione, con il club costretto a disputare almeno due stagioni nella seconda divisione.
Uno scenario simile cancellerebbe i vantaggi ottenuti negli anni contestati e obbligherebbe la società a ricostruire il proprio progetto sportivo. La vicenda potrebbe inoltre creare tensioni diplomatiche tra il Regno Unito e gli Emirati Arabi Uniti, considerato il legame tra la proprietà del club e lo sceicco Mansour.
Il ricorso resta decisivo
Il Manchester City ha respinto con fermezza le conclusioni della commissione e sostiene di disporre di «prove inconfutabili» della propria innocenza. Il ricorso presentato dalla società rappresenta quindi il passaggio decisivo prima di qualsiasi eventuale provvedimento definitivo.
Nel frattempo, la Premier League punta a stabilire e comunicare le sanzioni prima della conclusione dell’appello. L’attenzione è ora concentrata sulla decisione finale: da quella pronuncia dipenderà la possibilità che il club eviti la pena sportiva più severa e, in prospettiva, anche un intervento sulla sua proprietà.
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