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Sport 2 min di lettura1 ora fa

Lazio capolista imbattuta, 25 punti in nove giornate

Gattuso ha rilanciato una rosa quasi invariata: il primato racconta anche la debolezza delle gerarchie in Serie A

La Lazio è in testa alla Serie A senza sconfitte: dopo nove giornate ha raccolto 25 punti, frutto di otto vittorie e un pareggio.

Il risultato premia il lavoro di Gattuso, ma fotografa anche il livello attuale del torneo. Una squadra arrivata nona pochi mesi fa, con pochi interventi sul mercato e senza il sostegno del pubblico dell’Olimpico in protesta, è diventata la capolista del campionato.

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Il lavoro di Gattuso

L’allenatore ha costruito una squadra aggressiva già dall’avvio delle azioni avversarie. La Lazio accetta i duelli individuali, porta molti uomini in pressione e poi alterna questa intensità a un possesso più ragionato.

Il sistema richiede continuità e coraggio anche quando il risultato è favorevole. A Reggio Emilia ne è arrivata una conferma netta: il 6-2 contro il Sassuolo, nonostante due rigori sbagliati, ha mostrato una formazione rimasta offensiva fino alla fine. Gattuso, dopo le critiche seguite alla sua esperienza con la Nazionale, ha dimostrato di poter proporre un calcio moderno.


Un primato nato dal poco

Fino all’estate la Lazio sembrava una squadra da metà classifica. La rosa era considerata logora, il direttore sportivo era stato contestato e il mercato aveva prodotto pochissimi cambiamenti. Il primo appuntamento ufficiale aveva inoltre portato all’eliminazione interna in Coppa Italia contro il Mantova, formazione di Serie B.

Il confronto con il passato rende il dato ancora più significativo. Nell’era dei tre punti, a questo punto del torneo avevano fatto meglio soltanto la Juventus di Capello nel 2005/06 e la Roma delle dieci vittorie consecutive nel 2013/14, entrambe a quota 27. Erano però squadre allestite per vincere, non formazioni chiamate a risollevarsi.

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Le gerarchie si sono accorciate

La situazione ricorda, per certi aspetti, la Bundesliga tra la metà degli anni Novanta e la metà dei Duemila, prima del dominio del Bayern Monaco. In quel periodo Stoccarda, Werder Brema e Amburgo riuscirono a lottare per il titolo, mentre nel 1998 il Kaiserslautern vinse il campionato appena tornato nella massima serie.

Allora bastavano un allenatore azzeccato, uno o due giocatori protagonisti di una grande stagione e alcuni giovani emersi dal vivaio. La sorpresa diventava possibile perché il divario tra le squadre più forti e le altre era contenuto.


Il caso del Como

Un percorso simile riguarda il Como, passato dalla Serie B nel 2024 alla qualificazione in Champions League con il quarto posto e 71 punti nel 2025/26. Il club ha compiuto scelte efficaci, ma il suo cammino segnala anche quanto si sia ridotta la distanza dai vertici.

Juventus e Milan rappresentano due esempi delle difficoltà attraversate dalle grandi tradizionali. Oggi una squadra può competere ai piani alti con un progetto riconoscibile, alcune decisioni corrette e la capacità di evitare gli errori più pesanti.

La corsa della Lazio resta un’impresa da riconoscere a Gattuso e ai suoi giocatori. Allo stesso tempo, il primato ottenuto quasi senza rinforzi e con lo stadio svuotato dalla protesta suggerisce che il campionato non abbia più la solidità di un tempo.

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