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Sport 2 min di lettura29 min fa

Kimi Antonelli campione del mondo, il racconto di papà Marco

Il padre ripercorre sacrifici, crescita e regole finanziarie del pilota Mercedes, diventato il più giovane iridato in Formula 1

Kimi Antonelli è diventato campione del mondo di Formula 1, il più giovane iridato nella storia della categoria. Suo padre Marco ha ripercorso il cammino del pilota, dagli esordi sui kart fino al titolo conquistato a Città del Messico.

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La festa e il viaggio in Brasile

Dopo il Gran Premio, la famiglia e il team hanno celebrato il risultato senza prolungare troppo la serata. Il lunedì Kimi è tornato al lavoro e subito dopo è partito per il Brasile, dove ha visitato la fattoria appartenuta alla famiglia di Ayrton Senna, un luogo particolarmente significativo per lui.

Antonelli ha scelto di mantenere sulla Mercedes il numero 12, rinunciando all’1 riservato ai campioni. Il padre ha spiegato che la conquista del Mondiale è stata assimilata gradualmente, anche grazie alla reazione del pubblico e alla continua attenzione ricevuta dopo la vittoria.


Dai primi kart alla Mercedes

Il primo contatto di Kimi con una pista risale al 2007, quando aveva appena un anno. A Sarno, Marco lo prese con sé su un kart; terminato il giro, il bambino scoppiò a piangere perché non voleva lasciare il volante. Due anni più tardi, a casa, padre e figlio utilizzavano insieme un simulatore: Kimi sterzava e cambiava marcia mentre Marco azionava l’acceleratore.

La Mercedes lo notò durante una gara ad Adria e Toto Wolff, insieme al responsabile dell’Academy, decise di puntare su di lui. La famiglia aveva chiarito di non poter sostenere economicamente il percorso oltre il karting, ma la squadra promise di accompagnarlo se avesse continuato a ottenere risultati. Secondo Marco, l’esperienza accumulata e una maggiore conoscenza degli avversari hanno aiutato Kimi a trovare più fiducia dopo le difficoltà della stagione d’esordio.

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Sacrifici, scuola e paghetta

Il padre ha ricordato le trasferte, le ore trascorse sui circuiti e il tempo sottratto alla famiglia, compresa la figlia Maggie. “Dopo la vittoria ho ripensato a tanti momenti passati insieme sulle piste. Alle mille fatiche e al tempo tolto alla famiglia: sì, ne è valsa la pena”, ha raccontato.

Marco ha continuato a seguire anche la formazione scolastica del figlio, portando i libri nel paddock quando necessario. A suo giudizio, il rispetto delle regole e la capacità di affrontare la fatica apprese a scuola sono parte della preparazione di un pilota professionista.

Il padre ha poi ridimensionato le indiscrezioni sui guadagni del ventenne, spiegando che Kimi, essendo ancora un esordiente, non percepisce decine di milioni di euro. La paghetta mensile non serve a controllare i suoi soldi: è stata concordata per aiutarlo a risparmiare e a gestire con prudenza le spese, anche considerando la vita da ragazzo che viaggia in tutto il mondo.

“È educazione pure questa”, ha detto Marco, chiarendo che il denaro del pilota resta a sua disposizione e che nessuno in famiglia lo utilizza. L’obiettivo è evitare che, con guadagni più elevati, possa abituarsi a spendere senza limiti o arrivare alla fine della carriera senza risparmi.

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