Juve, la posta è altissima: Carnevali punta su vittorie e giovani italiani
Il dirigente bianconero ha fissato le priorità: risultati, sostenibilità economica e una rosa con maggiore presenza italiana.
Il quarto posto non è più soltanto un traguardo sportivo: per la Juventus l’accesso alla Champions League ha un peso decisivo anche sui conti. Giovanni Carnevali lo ha sottolineato al Festival dello Sport di Trento, spiegando che il progetto bianconero dovrà unire risultati immediati, programmazione e valorizzazione dei giovani.
La Champions pesa anche sui bilanci
Per Carnevali, arrivare tra le prime quattro è ormai una questione economica prima ancora che calcistica. «Se arrivi in Champions è una cosa, altrimenti è un bagno di sangue», ha detto parlando dell’impatto della qualificazione sulle finanze del club. La Juventus, però, non intende limitarsi a inseguire il piazzamento minimo: l’obiettivo dichiarato resta vincere.
Il dirigente ha spiegato che i risultati dovranno essere costruiti attraverso un percorso graduale, evitando di modificare continuamente la squadra. Il lavoro quotidiano e una struttura solida, secondo la sua impostazione, devono precedere i traguardi. In questo quadro si inserisce anche il sostegno di John Elkann, che Carnevali ha definito una persona di grande valore, ricordando il nuovo investimento effettuato a favore della società.
Una Juve più italiana
Tra le priorità dei prossimi mercati c’è anche l’aumento della componente italiana nella rosa. Carnevali ha ammesso che individuare calciatori italiani di alto livello non è semplice, ma ha confermato la volontà di inserire giovani con margini di crescita. La strategia dovrà tenere conto anche delle regole del mercato internazionale e della necessità di non puntare su stranieri di livello insufficiente.
L’idea è quindi acquistare profili che possano diventare importanti per la squadra e, allo stesso tempo, conservare un valore economico nel tempo. In quest’ottica è stato citato Alajbegovic, per il quale la Juventus avrebbe dovuto affrontare la concorrenza del Chelsea: il club inglese aveva presentato un’offerta superiore. Carnevali ha collegato il caso alla difficoltà di competere con società sostenute dagli introiti della Champions League, richiamando anche il trasferimento di Palestra all’Inter.
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Il nuovo corso dopo Sassuolo
L’approdo a Torino ha avuto per Carnevali un forte significato personale. Prima della Juventus era rimasto per 13 anni al Sassuolo, società nella quale aveva contribuito a costruire un progetto definito straordinario. Lasciare quel contesto, nato con la famiglia Squinzi, gli ha provocato una reazione emotiva: ha raccontato di aver pianto, considerando quella realtà una vera famiglia.
Il passaggio si è concretizzato in modo inatteso. Carnevali stava lavorando alla ripartenza del Sassuolo e aveva appena raggiunto un’intesa con Aquilani quando ha ricevuto la proposta bianconera; lo stesso allenatore gli avrebbe poi chiesto perché non lo avesse avvertito. Il dirigente ha spiegato di non essere stato a conoscenza dell’arrivo alla Juventus fino a quel momento e di aver provato soprattutto gioia ed emozione.
Fiducia in Spalletti
Sul lavoro tecnico, Carnevali ha espresso apprezzamento per Luciano Spalletti, descritto come un allenatore capace di insegnare e dotato di una forte ambizione. Ha anche invitato a osservare una seduta di allenamento per comprendere meglio il metodo del tecnico, riconoscendo allo stesso tempo che il suo carattere è parte integrante della sua personalità.
Il dirigente ha infine escluso che Antonio Conte sia mai stato preso in considerazione per la panchina: lo considera un amico e un allenatore di vertice, ma ha chiarito che non è rientrato nei piani della Juventus.
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