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Sport 4 min di lettura43 min fa

Juve, il problema è la base: l’avvertimento di Barzagli

L’ex difensore bianconero analizza la fase delicata della Juventus, la crescita dei giovani italiani e gli allenatori che hanno segnato la sua carriera.

La Juventus deve ritrovare continuità prima ancora di inseguire nuovi obiettivi. Andrea Barzagli, oggi vice di Silvio Baldini sulla panchina dell’Italia Under 21, vede nei continui cambiamenti societari il principale ostacolo alla costruzione di un progetto duraturo.

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Alla Juventus manca ancora continuità

Nel corso dell’intervista al programma «Colpi da Maestro» su YouTube, l’ex difensore ha sottolineato come il club bianconero sia arrivato alla terza dirigenza in pochi anni. Secondo Barzagli, il problema non riguarda soltanto i risultati, ma l’assenza di un gruppo capace di lavorare insieme abbastanza a lungo da creare fondamenta solide.

Il suo auspicio è che una squadra possa ottenere un risultato significativo dopo un percorso di crescita condiviso, senza dover ripartire ogni stagione da capo. «Nessuno è riuscito a mettere una base per ricostruire la Juve di una volta», ha osservato, precisando di non riferirsi necessariamente alla formazione di cui faceva parte lui.


Giovani italiani, talento senza il fenomeno

Barzagli, che segue da vicino i calciatori dell’Under 21, riconosce la presenza di diversi elementi validi e molto motivati. A suo giudizio, però, al movimento italiano manca ancora un talento capace di imporsi come riferimento generazionale. La crescita, inoltre, procede più lentamente rispetto ad altri Paesi, dove a 18 o 20 anni è più frequente trovare giovani già titolari in prima squadra.

L’ex centrale invita comunque ad avere pazienza e coraggio, anche accettando gli errori inevitabili nel percorso. Tra i giocatori che lo hanno colpito cita Pio Esposito, apprezzato per la maturità con cui ragiona, e paragona il suo profilo a un Barolo o a un Brunello di Montalcino. Per Kenan Yildiz, invece, sceglie l’immagine di uno Champagne fresco e vivace, con la possibilità di migliorare nel tempo.


Dalla difesa alla nuova velocità

Secondo Barzagli, anche il ruolo del difensore ha cambiato natura. Oggi viene chiesta una partecipazione maggiore alla costruzione dell’azione e la capacità di adattarsi a ritmi più elevati, mentre in passato l’allenamento era concentrato su esercizi molto specifici e ripetitivi, utili a consolidare ogni dettaglio tecnico e mentale.

Per questo, l’idea di trovare un nuovo Barzagli non lo convince: ogni calciatore segue una traiettoria diversa. Il lavoro sui fondamentali resta importante, ma il calcio moderno impone competenze più ampie rispetto a quelle richieste ai difensori della sua generazione.

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Palermo, Wolfsburg e la svolta bianconera

La carriera di Barzagli ha avuto un passaggio decisivo a Palermo, dove ha trascorso quattro stagioni. Arrivato ancora giovane, racconta di essere maturato molto in quegli anni, dentro e fuori dal campo. L’esperienza da capitano a 27 anni lo mise davanti a responsabilità per le quali non si sentiva pronto e attraversò anche un periodo di crisi, ma proprio quelle difficoltà contribuirono alla sua crescita.

Dopo il titolo vinto in Germania con il Wolfsburg, la stagione successiva fu complicata e arrivò anche l’esclusione dalla rosa. La chiamata della Juventus, favorita dall’interesse di Fabio Paratici, rappresentò così l’occasione attesa da tempo. A 29 anni Barzagli approdò in una grande squadra con una consapevolezza diversa da quella che aveva mostrato all’inizio della carriera.


La lezione di Allegri, Conte e Sarri

Il difensore ha ricordato anche tre tecnici molto diversi tra loro: Antonio Conte, Massimiliano Allegri e Maurizio Sarri. Li accomunavano la conoscenza del calcio, una straordinaria dedizione al lavoro e una mentalità orientata alla vittoria; cambiavano invece il rapporto con il gruppo, la gestione interna e il modo di comunicare con dirigenti, giocatori e stampa.

Barzagli ha poi spiegato che oggi ogni dichiarazione viene osservata attentamente dai calciatori, oltre che dalla società, dai tifosi e dai giornalisti. In questo contesto, la comunicazione dell’allenatore è diventata parte integrante della gestione della squadra.


La forza della BBC

Alla Juventus, il rapporto con Leonardo Bonucci, Giorgio Chiellini e Gianluigi Buffon contribuì a creare un’intesa speciale. Barzagli ha raccontato di una sintonia costruita anche senza parole, fatta di sguardi e automatismi maturati sul terreno di gioco, con Buffon alle loro spalle.

Il gruppo cercava ogni anno di alzare l’asticella, spingendosi reciprocamente a migliorare. La concorrenza interna non veniva vissuta soltanto come una minaccia, ma come uno stimolo per conquistare il posto degli altri e aumentare il livello complessivo della squadra. Anche i calciatori stranieri, secondo Barzagli, ebbero un peso importante in quella Juventus.

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