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Sport 2 min di lettura3 giorni fa

Irlanda-Israele, il voto spacca lo spogliatoio: in quattro verso il forfait

La squadra ha scelto di giocare la sfida di Nations League, ma alcuni calciatori contestano la partecipazione di Israele e valutano di non scendere in campo.

La partita contro Israele si farà, ma la decisione ha aperto una frattura nella nazionale irlandese. Dopo un confronto interno voluto dal commissario tecnico Heimer Hallgrimsson, la maggioranza dei giocatori ha optato per la presenza in campo; quattro elementi, però, sarebbero pronti a disertare la gara.


Il voto non chiude la frattura

Il caso più evidente riguarda Gavin Bazunu. Il secondo portiere, nato a Dublino e con origini nigeriane, non ha partecipato all’allenamento e ha scelto di rimanere in albergo, chiedendo spiegazioni a tecnico e federazione. Il suo gesto si inserisce nella posizione della minoranza contraria alla partecipazione di Israele alla competizione.

La protesta nasce da ragioni umanitarie e dalla solidarietà verso la popolazione palestinese. Da mesi, anche una parte consistente dei sostenitori irlandesi spingeva per il boicottaggio della sfida, inizialmente sostenuto dalla Fai, la federcalcio nazionale. Il confronto è arrivato al voto dopo le pressioni sportive e istituzionali emerse nelle ultime settimane.


Una gara con conseguenze pesanti

La sfida è inserita nella seconda giornata del gruppo 2 di League B e si disputerà domenica a Debrecen, in Ungheria. L’Irlanda arriva all’appuntamento dopo la sconfitta subita in Kosovo: un’eventuale rinuncia, con conseguente ko a tavolino, potrebbe complicare seriamente la corsa alla permanenza nella categoria.

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Oltre al rischio di retrocessione in League C, Dublino potrebbe andare incontro a sanzioni dell’Uefa. La questione assume ulteriore rilievo perché l’Irlanda sarà tra i Paesi organizzatori dell’Europeo 2028, insieme a Inghilterra, Galles e Scozia.


Dublino condanna le operazioni a Gaza

Sul piano politico, il governo irlandese ha espresso una netta opposizione alle operazioni militari israeliane nella Striscia di Gaza. Il premier Micheal Martin aveva osservato che il rapporto tra sport e politica diventa problematico quando i due ambiti finiscono per sovrapporsi, ribadendo la condanna nazionale verso la linea adottata dal governo israeliano.

La nazionale si presenterà dunque alla trasferta, ma senza aver ricomposto il dissenso nello spogliatoio. Dopo la consultazione convocata da Hallgrimsson, resta aperta la possibilità che quattro calciatori confermino il rifiuto di giocare: una decisione che potrebbe trasformare la partita in un nuovo caso internazionale.

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