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Intesa Sanpaolo, utile a 8,2 miliardi nei nove mesi

Il gruppo rivede al rialzo le stime annuali e modifica il concambio dell’offerta su Monte dei Paschi

Intesa Sanpaolo ha chiuso i primi nove mesi del 2026 con un utile netto di 8,2 miliardi di euro, il dato più alto mai registrato dal gruppo nello stesso periodo. Il risultato, in aumento dell’8,1% su base annua, ha portato la banca a migliorare le previsioni per l’intero esercizio.

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Le previsioni per il 2026

L’istituto guidato da Carlo Messina stima ora un risultato netto superiore ai 10 miliardi di euro nel 2026. La previsione tiene conto anche del peso fiscale aggiuntivo collegato alla Legge di Bilancio 2026, quantificato dall’amministratore delegato in quasi un miliardo di euro.

Messina ha criticato l’incremento della tassazione sul comparto bancario, sostenendo che il governo non avrebbe rispettato l’intesa raggiunta l’anno precedente. Il manager ha inoltre invitato a «evitare l’approccio populista secondo il quale prendere misure contro le banche crea consenso elettorale». Per il 2027, ha aggiunto, sarà necessario attendere la conclusione dell’iter della finanziaria prima di valutare gli effetti delle nuove misure.

Il gruppo ha versato 5,2 miliardi di euro di imposte nei primi nove mesi, ai quali si sommano 900 milioni legati alle disposizioni fiscali per il 2026. Nello stesso periodo, le distribuzioni maturate a favore degli azionisti e degli altri soggetti interessati hanno raggiunto 7,8 miliardi, compresi 6,1 miliardi di dividendi.


Il progetto con Monte dei Paschi

Il consiglio di amministrazione ha autorizzato anche un acconto sul dividendo 2026 da 3,8 miliardi di euro. La decisione ha richiesto l’aggiornamento dei termini dell’offerta pubblica di acquisto e scambio su Monte dei Paschi di Siena: il rapporto passa da 1,6 a 1,664 azioni ordinarie Intesa Sanpaolo di nuova emissione per ciascun titolo Mps consegnato.

Secondo Messina, l’assemblea degli azionisti del Monte ha aumentato la fiducia nella realizzazione dell’operazione. Il progetto, ha spiegato, avrebbe ricevuto un «messaggio chiarissimo» dai soci di Siena, che hanno respinto tutte le proposte del management. L’operazione dovrebbe terminare tra la fine del 2026 e l’inizio del 2027.

L’integrazione punta a costruire un gruppo capace di produrre oltre 16 miliardi di euro di utile netto nel 2029. Per il periodo 2025-2029, le distribuzioni complessive agli azionisti sono stimate in circa 61 miliardi di euro, cioè 11 miliardi oltre la previsione contenuta nel piano industriale presentato da Intesa Sanpaolo a febbraio.

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Siena e il ruolo di Mediobanca

Il piano comprende anche un rafforzamento delle attività in Toscana. Sono previsti più finanziamenti alle imprese e alle famiglie del territorio, un polo tecnologico, una direzione commerciale e nuove strutture centrali.

Messina ha confermato l’intenzione di mantenere gli investimenti nel marchio Mediobanca e nelle sue risorse, considerate di valore. L’offerta obbligatoria sull’istituto di Piazzetta Cuccia sarà avviata soltanto dopo la conclusione dell’operazione su Mps.

L’attenzione resta rivolta alle valutazioni dell’Antitrust, verso cui l’amministratore delegato ha espresso «fiducia totale». L’esito, secondo Messina, dovrebbe restare coerente con la proposta presentata al mercato. Qualora fosse necessario cedere altri sportelli di Mps oltre ai 635 già destinati a Unipol, il gruppo guidato da Carlo Cimbri non sarebbe il destinatario di eventuali ulteriori dismissioni.


I numeri per gli azionisti

A ottobre Intesa Sanpaolo ha completato un programma di riacquisto di azioni proprie del valore di 2,3 miliardi di euro. Sommato all’acconto sul dividendo, il nuovo esborso porta a 6,1 miliardi le risorse destinate agli azionisti attraverso queste due operazioni.

In Borsa il titolo ha terminato la seduta a 5,99 euro, con un progresso dello 0,57%. Messina ha infine descritto l’Italia come un Paese in una «posizione unica di stabilità», citando anche l’azione della presidente del Consiglio Giorgia Meloni e del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti.

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