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Sport 3 min di lettura3 ore fa

Grecia, la nuova generazione vuole evitare il flop del 2004

Il progetto Anagennisi prova a trasformare il talento greco in un sistema stabile, tra nuovi centri federali, regole per i giovani e una Nazionale dall’età media di 22,7 anni.

La Grecia sta cercando i propri nuovi protagonisti anche oltre i confini nazionali. La Federcalcio segue con attenzione i calciatori nati o formati all’estero che possono alimentare una Nazionale giovanissima, con un’età media di 22,7 anni, e affiancarli ai talenti cresciuti nel Paese.


Il talento greco cerca continuità

L’obiettivo non è soltanto lanciare qualche ragazzo in prima squadra, ma costruire un percorso capace di accompagnarlo fino al calcio internazionale. Per riuscirci, la federazione vuole rendere più frequente l’impiego dei giovani nei campionati nazionali e creare condizioni migliori per la loro crescita tecnica.

La Super League, nell’ultimo decennio, ha registrato un’età media di 28,5 anni tra i giocatori utilizzati: il dato più alto tra i campionati europei. Anche la quota di calciatori provenienti dai vivai e impiegati nelle prime squadre resta ferma al 7,5%. Olympiacos e PAOK Salonicco hanno investito più di altri sui propri prodotti, ma il progetto federale punta a coinvolgere l’intero movimento.


Anagennisi cambia il percorso

Il piano si chiama Anagennisi, parola che richiama l’idea di rinascita, ed è stato presentato lo scorso gennaio. La Grecia vuole entrare tra le dieci realtà più importanti al mondo per la formazione giovanile entro i prossimi dieci anni, prendendo spunto dai modelli sviluppati da Olanda, Belgio e Portogallo.

Una parte del lavoro riguarda la preparazione degli allenatori. La federazione ha coinvolto consulenti e formatori stranieri per aggiornare i metodi d’insegnamento e costruire una rete tecnica più omogenea, con professionisti qualificati a seguire le diverse fasce d’età.

Il progetto prevede inoltre nuovi centri federali distribuiti sul territorio. La sede principale sarà a Paiania, dove dovrebbe sorgere una struttura ispirata a Clairefontaine, il centro francese dedicato alla formazione dei calciatori. Per individuare più velocemente i profili interessanti, il Paese è stato organizzato in 52 federazioni locali e 10 regioni.


Più gioco, meno ossessione

Il cambiamento parte dall’attività sul campo e coinvolge le società. I programmi destinati ai più giovani puntano a sviluppare giocatori fisicamente pronti, ma anche disposti a rischiare la giocata, ad attaccare gli spazi e a cercare soluzioni verticali.

Le prime esperienze avvengono in partite ridotte, due contro due o tre contro tre, così da aumentare il numero dei contatti con il pallone e abituare i ragazzi a prendere decisioni in spazi stretti. Il formato cresce gradualmente fino alle sfide nove contro nove previste per l’Under 15, prima del passaggio al tradizionale undici contro undici.

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Giannis Samaras, ex attaccante del Celtic Glasgow e oggi responsabile del settore tecnico, ha sintetizzato così la filosofia del programma: «Vogliamo togliere l’ossessione del risultato e ridare gioia. Niente rimesse laterali, il gioco riparte palla al piede».


Le regole spingono i giovani

Alla formazione si affiancano interventi regolamentari. In terza divisione le squadre devono schierare almeno due Under 18 e inserire in panchina almeno altri due giocatori della stessa fascia; nella Coppa di Grecia è invece obbligatorio impiegare almeno un Under 21.

La federazione prova così ad aumentare lo spazio disponibile per i calciatori greci e a ridurre la dipendenza da rose più esperte. L’intenzione è trasformare l’esordio tra i professionisti in una tappa concreta del percorso, non in un’eccezione riservata a pochi talenti.


Il ricordo del 2004 pesa ancora

La spinta del progetto arriva mentre la Nazionale sta vivendo un avvio positivo nella Nations League. La Grecia ha superato Serbia e Germania, ottenendo contro quest’ultima il primo successo della propria storia in una gara ufficiale, e ha poi pareggiato con l’Olanda dopo essere stata avanti 2-0.

La federazione, però, non vuole che un eventuale risultato importante produca un entusiasmo passeggero come quello seguito al trionfo di Euro 2004. Quella vittoria rappresentò il vertice assoluto del calcio greco, ma fu seguita da un lungo ridimensionamento: l’ultima qualificazione ai Mondiali risale al 2014 e tra le sconfitte più pesanti ci fu anche quella contro le Isole Far Oer durante la gestione di Claudio Ranieri.

Il nuovo corso guidato dal commissario tecnico Ivan Jovanovic prova a evitare quella traiettoria. L’idea è sostenere i risultati della Nazionale con una base più ampia, capace di produrre giocatori e competenze anche quando l’onda del momento sarà terminata.

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