Gattuso e la ferita Italia: «Il Mondiale non riuscivo a guardarlo
Dal rapporto con Lotito al rilancio della Lazio, passando per Frattesi e Nuno Tavares: Gattuso racconta il suo momento tra passato e nuove sfide
La mancata esperienza alla guida dell’Italia resta il capitolo più doloroso della carriera di Gennaro Gattuso. Ospite al Festival dello Sport di Trento, l’attuale allenatore della Lazio ha ripercorso quella fase, spiegando di aver avuto difficoltà persino a seguire il Mondiale e di avere trovato nel nuovo incarico la spinta per ricominciare.
La ferita della Nazionale resta aperta
Gattuso ha definito l’esperienza con la Nazionale una «mazzata incredibile» e una ferita destinata a rimanere. Dopo l’eliminazione, ha raccontato, all’inizio non riusciva a guardare le partite e faticava anche a prendere sonno; soltanto dopo il primo turno ha ricominciato a seguire il torneo.
Il tecnico ha comunque detto di conservare gratitudine per quanto ricevuto e per il lavoro svolto. Secondo lui, il giudizio sul calcio non dovrebbe dipendere esclusivamente dal risultato finale, ma anche dal modo in cui si arriva a ottenerlo. A Leonardo Bonucci? No: nel testo è Bastoni la persona che ha ringraziato, riconoscendo che anche quel passaggio fa parte delle dinamiche del gioco.
La Lazio lo ha convinto
Prima dell’approdo in biancoceleste, Gattuso aveva trascorso diversi anni all’estero, esperienze che considera formative perché gli hanno permesso di confrontarsi con culture differenti. Claudio Lotito lo aveva contattato più volte, ma l’allenatore aveva rifiutato in due o tre occasioni prima di accettare, questa volta, una squadra che attraversava un momento complicato.
L’avvio lo rende orgoglioso, anche se il percorso resta lungo. Particolarmente significativo, per lui, è stato il lavoro svolto durante il ritiro a Formello, in condizioni di caldo molto intenso: la disponibilità dei giocatori, rimasti concentrati senza protestare, gli ha fatto intravedere un gruppo speciale.
Lotito, confronto senza filtri
Il rapporto con il presidente è stato al centro del racconto. Gattuso ha ridimensionato la fama dei litigi continui con Lotito, spiegando che da quando allena tende a discutere raramente e preferisce affrontare i problemi attraverso il dialogo. Per lui, in una squadra le questioni quotidiane vanno chiarite subito, prima che si trasformino in difficoltà più grandi.
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Dell’imprenditore ha riconosciuto l’intelligenza e il carattere diretto, pur sottolineando quanto sia impegnativo gestire una persona che utilizza quattro o cinque telefoni. Il tecnico considera comunque positivo che il presidente parli apertamente con i calciatori sul campo, invece di affidare i propri pensieri alle indiscrezioni pubblicate dai giornali.
Frattesi chiamato alla scelta
Gattuso ha parlato anche di Davide Frattesi, allenato ai tempi della Nazionale. Durante i raduni gli aveva chiesto di non accontentarsi e di assumersi maggiori responsabilità, perché lo riteneva un elemento importante e dotato di caratteristiche precise.
L’allenatore ha spiegato che la Lazio poteva incidere poco sul mercato, lasciando quindi al centrocampista la decisione sul proprio futuro. Si è detto soddisfatto del modo in cui Frattesi ha affrontato la scelta, considerandola coerente con il rispetto dovuto alla sua carriera.
Tavares, talento da non sprecare
Su Nuno Tavares il giudizio è stato netto: secondo Gattuso, soltanto Nuno Mendes può essere accostato al suo livello. Il laterale portoghese, a suo avviso, possiede tutte le qualità necessarie, ma finora non è riuscito a dare continuità al proprio percorso.
L’allenatore ha ammesso che l’inizio del rapporto non è stato semplice e che ci sono stati momenti di tensione, anche con altri giocatori. Il suo atteggiamento nasce da una convinzione precisa: «Odio le persone che hanno talento e non fanno nulla per migliorarsi». Gattuso ha ricordato di avere seguito un cammino diverso, partendo da una condizione tecnica inferiore rispetto ad altri, e di tollerare con fatica chi spreca doti naturali.
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