Frosinone, Schmid non pone limiti: «Anche l’Europa è possibile»
Il numero 10 del Frosinone racconta la rivoluzione di Alvini, esalta Raimondo e fissa gli obiettivi personali e della squadra.
L’Europa resta un traguardo lontanissimo, ma Romano Schmid non vuole escluderla a priori: per il numero 10 del Frosinone esiste una possibilità dell’1%. La priorità è costruire una salvezza tranquilla, però nel calcio — secondo il trequartista austriaco — anche gli scenari più inattesi possono diventare reali.
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Schmid vede un Frosinone ambizioso
Il centrocampista descrive lo spogliatoio come una famiglia e sottolinea quanto il gruppo sia consapevole del proprio percorso. Il paragone con il Leicester, protagonista di una storica impresa in Inghilterra, viene respinto con prudenza: il Frosinone conosce i propri punti di partenza e sa che ci sono ancora aspetti da perfezionare.
Tra i compagni, Schmid segnala in particolare Giacomo Calò, capace a suo giudizio di giocare con la sicurezza di un veterano della Serie A nonostante abbia disputato soprattutto campionati di Serie B. Parole molto positive anche per Ghedjemis, definito un talento completo per tecnica, dribbling, scelta dell’ultimo passaggio e capacità di calciare, e per Masini, considerato un riferimento nella fase difensiva grazie alla sua efficacia nei duelli ravvicinati.
Alvini alza subito l’intensità
Il rapporto con Max Alvini è uno dei temi centrali del racconto. Schmid lo considera una persona corretta, coinvolgente e sempre pronta a spingere i giocatori oltre il limite, ma ammette che la preparazione atletica imposta dal tecnico sia stata tra le più dure della sua carriera.
Arrivato a metà agosto, l’austriaco ha raccontato di essersi chiesto, durante la prima settimana, se quelle sedute fossero ancora parte del precampionato. La squadra correva a lungo e con grande intensità; anche il Como, secondo Schmid, sarebbe rimasto sorpreso dall’atteggiamento combattivo mostrato dal Frosinone su ogni pallone.
Raimondo è il talento da seguire
Il giudizio più entusiasta riguarda Antonio Raimondo, accostato a CR7 per la fiducia che ripone nelle proprie qualità. Schmid ne apprezza soprattutto la capacità di segnare anche in situazioni complicate e la disponibilità ad ascoltare i suggerimenti dei compagni.
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«È una specie di CR7 per la sicurezza che ha nei suoi mezzi, ma la cosa importante è che ascolta», ha spiegato Schmid parlando dell’attaccante. A differenza di altri centravanti, Raimondo non presume di sapere già tutto: dialoga con i compagni, accetta gli errori e continua a cercare la giocata successiva.
Obiettivi e idoli di Schmid
La salvezza anticipata rappresenta il primo traguardo concreto, mentre i 10 assist sono un obiettivo personale ritenuto raggiungibile. Schmid, tuttavia, mette davanti a ogni numero la crescita individuale e il miglioramento collettivo, senza perdere l’ambizione di contribuire con creatività.
Da ragazzo indicava Messi, Götze e Dybala tra i suoi modelli. A 16-17 anni sognava di avvicinarsi soprattutto allo stile dell’argentino e, come omaggio a lui, ha scelto di tatuarsi sul polpaccio un pallone con una corona.
Anche i soprannomi raccontano il suo carattere. Ralf Rangnick lo chiama “nano velenoso” per la statura di 1,68 metri e l’aggressività con cui affronta i duelli, mentre da bambino veniva definito “mago”. A 15 anni, dopo il primo allenamento con la prima squadra, arrivò persino a scrivere quel nome sulle proprie scarpe, deciso a seguire la sua strada nonostante gli scherzi dei compagni.
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