Doppio argento per l’Italia: la pista guarda già a Los Angeles
Danimarca e Gran Bretagna si prendono i titoli, ma i quartetti azzurri raccolgono punti preziosi e confermano la competitività dell’inseguimento
Due medaglie d’argento e un segnale importante nel cammino verso i Giochi di Los Angeles. L’Italia chiude così il doppio appuntamento dell’inseguimento a squadre, con gli uomini battuti dalla Danimarca e le donne superate dalla Gran Bretagna, ma ancora stabilmente ai vertici internazionali.
Il risultato assume un peso particolare perché arriva in una stagione condizionata dagli impegni su strada e da difficoltà organizzative e strutturali. Nelle altre specialità della pista il bilancio è meno brillante, mentre le due prove a squadre offrono indicazioni incoraggianti in vista della qualificazione olimpica.
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Gli uomini cedono ai campioni danesi
La finale maschile ha preso una direzione precisa già nei primi giri. Francesco Lamon, Filippo Ganna, Alessio Magagnotti e Jonathan Milan hanno iniziato con un ritmo inferiore a quello della Danimarca, che ha aumentato il margine progressivamente fino al traguardo.
I campioni danesi hanno fermato il cronometro a 3'40"865, una prestazione vicina al primato mondiale, mentre gli azzurri hanno chiuso a 4"731 di distanza. Per la Danimarca si tratta del quarto titolo consecutivo. Nel quartetto italiano, soltanto Lamon non arrivava da una lunga annata su strada; Magagnotti, 19 anni, era inoltre alla prima esperienza di questo livello e dovrà ancora affinare l’intesa con i compagni.
Il giovane talento aveva comunque già mostrato il proprio valore durante la stagione, riuscendo a battere Paul Magnier al Giro di Germania. Il suo inserimento rappresenta una prospettiva per il futuro, ma richiede ulteriore lavoro comune per rendere più fluidi i cambi e la gestione del ritmo.
Le azzurre rimontate nel finale
Il quartetto femminile ha seguito un percorso diverso. Martina Alzini, Elisa Balsamo, Martina Fidanza e Vittoria Guazzini hanno superato la Germania in semifinale dopo una buona prova mattutina; per la sfida decisiva Alzini è stata sostituita da Chiara Consonni.
L’avvio contro la Gran Bretagna è stato molto efficace: Fidanza ha lanciato l’azione e l’Italia ha raggiunto un vantaggio di un secondo dopo il primo chilometro. La formazione britannica ha però recuperato terreno nella parte centrale, prendendo il controllo della gara e chiudendo con 5"357 sulle italiane.
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Il risultato non ha permesso all’Italia di ripetere il successo mondiale dell’anno precedente. Resta però la conferma della presenza azzurra tra le migliori squadre, nonostante una preparazione costruita in tempi stretti e un gruppo ancora in evoluzione.
Segnali utili verso Los Angeles
Il commissario tecnico maschile Edoardo Salvoldi ha sottolineato la distanza tra il percorso italiano e quello seguito dalle principali rivali, evidenziando anche il valore dei punti conquistati per la qualificazione olimpica. «Avrei firmato per un argento, l’oro è andato alla squadra nettamente più forte», ha detto al termine della gara.
Jonathan Milan ha giudicato positivo il secondo posto, lasciando aperta la possibilità di puntare più in alto nei prossimi appuntamenti. Magagnotti, inizialmente sorpreso dall’accesso alla finale, ha riconosciuto la necessità di consolidare il gruppo in vista degli obiettivi futuri.
Anche il settore femminile considera la finale raggiunta un passaggio rilevante. Diego Bragato ha indicato come priorità la crescita collettiva, l’inserimento di nuove atlete e il recupero delle elementi più importanti per il progetto diretto ai Giochi di Los Angeles.
Elisa Balsamo ha ammesso che il lavoro da completare è ancora molto, ma ha definito il percorso intrapreso quello giusto. I due argenti, dunque, non cancellano i divari emersi nelle finali: forniscono però all’Italia punti, esperienza e una base concreta su cui costruire i prossimi appuntamenti.
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