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Sport 3 min di lettura6 giorni fa

De Laurentiis all’attacco: «Cardinale? Solo logica da finanziere

Il presidente del Napoli difende il suo modello e punta il dito contro i fondi, sostenendo che nel calcio italiano abbiano portato poco o nulla di utile.

Aurelio De Laurentiis ha usato toni duri contro i fondi d’investimento e, in particolare, contro Gerry Cardinale, finito nel mirino per il modo in cui viene gestita una parte sempre più ampia del calcio italiano. Premiato dall’Associazione Stampa Estera, il presidente del Napoli ha allargato il discorso al futuro del sistema, sostenendo che servano cambiamenti profondi e non semplici ritocchi.

Il patron azzurro ha anche raccontato il proprio approccio al lavoro, spiegando di essere legato a una visione molto personale e improntata alla passione. Da lì è partito un affondo che ha toccato Lega, modelli di business e proprietà straniere, con il cinema usato come paragone per spiegare il suo metodo.


Il modello che De Laurentiis rivendica

Per De Laurentiis, chi entra in Lega con un’idea imprenditoriale dovrebbe avere il coraggio di cambiare ciò che non funziona. Il problema, secondo lui, è che in Italia ogni intervento si scontra con un sistema rigido, fatto di regole antiche e spesso difficili da interpretare persino quando vengono aggiornate.

Il presidente del Napoli ha rivendicato anche il proprio percorso nel cinema, descritto come un lavoro artigianale in cui le idee nascono all’interno della sua struttura e vengono poi finanziate, prodotte e distribuite dalla stessa macchina. Ha citato anche il rapporto con Carlo Verdone, parlando di un processo creativo condiviso che resta però sotto il suo controllo economico e organizzativo.


L’affondo contro Cardinale e i fondi

Il passaggio più pesante è arrivato su Gerry Cardinale, che De Laurentiis dice di aver invitato a cena tre anni fa. Secondo il presidente del Napoli, quel confronto fu segnato da parole che, dal suo punto di vista, non avevano senso: «mi diceva cose che non stavano in cielo e in terra». Per questo lo ha descritto come un proprietario più vicino alla mentalità del finanziere che a quella dell’imprenditore.

Nel suo ragionamento, i fondi hanno un obiettivo preciso: mettere capitale per farlo rendere agli investitori. Se il ritorno non arriva, ha osservato, il beneficio per il calcio resta nullo. E proprio qui ha inserito la sua critica più netta: dopo gli investimenti, secondo lui, non si è visto un vantaggio concreto per il movimento.

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Il nodo delle big e dei diritti

De Laurentiis ha poi spostato il discorso sulla commercializzazione del calcio, prendendo come esempio DAZN e il tema degli ascolti. Ha osservato che i numeri possono cambiare da una stagione all’altra mentre i ricavi pubblicitari restano centrali, e ha collegato il ragionamento alla struttura del campionato.

Per il presidente azzurro, club come Juventus, Milan, Inter, Napoli e Roma, che attirano più tifosi e muovono il sistema, dovrebbero farsi carico direttamente della vendita del prodotto calcio. È questo, nelle sue parole, il passaggio decisivo per rendere il modello più efficiente e coerente con la reale forza dei club maggiori.


Le tournée e i soldi rifiutati

Nel finale De Laurentiis ha raccontato anche un retroscena legato alle tournée estive. Ha spiegato di aver ricevuto un’offerta da sei milioni di dollari per giocare una gara in Australia e una a Singapore, ma di aver giudicato l’idea incompatibile con la preparazione della stagione, anche per via delle 30 ore di viaggio.

Ha aggiunto di non essere attratto dai grandi numeri in sé e di aver organizzato in passato amichevoli in Trentino e in Abruzzo, pagando le squadre invitate. Ha ricordato anche l’esperienza del pay-per-view, con partite proposte a una cifra di 10 euro, per ribadire che, a suo avviso, il calcio va gestito con una logica industriale precisa e non soltanto con l’obiettivo di attrarre capitali.

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