Conte cerca la sfida impossibile: «Riaccendere la storia di un grande club
L’allenatore ripercorre finali perse, successi al Chelsea, Napoli e idee sul calcio: il prossimo incarico dovrà restituire identità e ambizione a una società in difficoltà.
Antonio Conte non cerca semplicemente una nuova panchina. Il tecnico immagina un progetto capace di restituire ambizione a una società che ha smarrito la propria identità, con la pressione necessaria per puntare subito ai risultati. In un’intervista a The Athletic, l’ex allenatore di Juventus, Inter e Napoli ha parlato delle sconfitte che lo hanno formato, del rapporto tra allenatori e club e delle prospettive per il futuro.
La fame nasce anche dalle sconfitte
Il ricordo delle finali perdute occupa un posto importante nella filosofia di Conte. Ha ricordato l’argento conquistato dall’Italia al Mondiale del 1994, deciso ai rigori dal Brasile, e la finale degli Europei del 2000 persa contro la Francia con il gol d’oro. Secondo l’allenatore, nella memoria collettiva resta soprattutto chi alza il trofeo, mentre il secondo classificato viene rapidamente dimenticato.
Anche il suo percorso con la Juventus comprende una Champions League vinta ai rigori contro l’Ajax e altre tre finali sfumate. Proprio questa esperienza, ha spiegato, lo porta a trasmettere ai giocatori una forte determinazione quando una competizione arriva al momento decisivo: «Se perdi una finale di Coppa del Mondo o di Champions League e poi vai in vacanza, potresti pensare che ci sarà una prossima volta. Ma non sempre c’è una prossima volta. Questa è l’ultima».
Un club deve ritrovare la propria identità
Il tema del prossimo incarico è legato soprattutto alla storia della società. Conte ha spiegato di voler lavorare in un club che abbia smarrito il proprio percorso, con l’obiettivo di riportarlo ai livelli che gli competono: «Mi piacerebbe andare in uno di questi club per rispolverare quella storia e farla risplendere ancora una volta».
La pressione, nella sua idea, non è un ostacolo ma una condizione indispensabile. L’obiettivo non può essere limitato alla partecipazione: anche una possibilità minima di successo deve diventare, attraverso il lavoro quotidiano e una comunicazione chiara, una concreta corsa al titolo. Per Conte l’allenatore ha quindi un ruolo centrale, perché deve indicare direzione e visione e trasferirle alla squadra ogni giorno.
Dalla Premier al modello di Como
Tra gli esempi citati c’è l’Arsenal di Mikel Arteta, insieme ai percorsi costruiti da Jürgen Klopp e Pep Guardiola. Conte ritiene che un allenatore debba essere il punto di riferimento del progetto; se la società non ne condivide più il lavoro, la soluzione è interrompere il rapporto. Ha poi indicato il Como di Cesc Fàbregas come una realtà nella quale il tecnico dispone di un peso significativo nelle scelte.
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L’equilibrio della rosa resta però fondamentale. Il riferimento al Paris Saint-Germain, incapace di conquistare la Champions League con Kylian Mbappé, Lionel Messi e Neymar, serve a sottolineare che la somma dei grandi nomi non garantisce automaticamente il successo. Servono coesione, ruoli definiti e un gruppo costruito con criterio.
Conte ha ricordato anche il titolo conquistato con il Chelsea, arrivato da sfavorito e senza una campagna acquisti imponente. David Luiz, Marcos Alonso e N’Golo Kanté furono tra gli innesti principali; proprio sul centrocampista francese il club aveva espresso più volte perplessità, mentre l’allenatore ne aveva intuito il valore oltre l’apparenza fisica.
Napoli, mercato e nuove valutazioni
L’esperienza al Napoli è stata descritta come intensa e positiva, ma anche molto dispendiosa sul piano delle energie. Affrontare regolarmente Inter, Juventus e Milan ha richiesto un impegno notevole. Ora, lontano dal lavoro quotidiano, Conte dice di poter osservare le partite con maggiore lucidità, studiare soluzioni diverse e valutare come adattare l’evoluzione del calcio alle proprie idee.
Il tecnico non ha condiviso l’ipotesi di Aurelio De Laurentiis secondo cui, senza gli infortuni della stagione precedente, il Napoli avrebbe potuto confermarsi campione. A suo giudizio l’Inter ha meritato il successo, forte di una rosa competitiva e reduce dalla finale di Champions League, oltre che rafforzata sul mercato.
Sul calcio inglese Conte ha infine evidenziato la distanza economica rispetto agli altri campionati: in Inghilterra le società possono investire cifre molto più elevate. Il denaro, però, non basta: la spesa deve essere guidata da una strategia e da valutazioni corrette. Anche i calciatori, secondo l’allenatore, tendono spesso a scegliere la strada più semplice, quella che richiede meno sacrificio.
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