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Sport 2 min di lettura12 ott

Cavallar, il dolore dopo il lutto: «Quel controllo antidoping fu irrispettoso

La ciclista austriaca ha raccontato sui social la perdita della madre e il controllo effettuato nella casa di famiglia poche ore dopo il decesso.

Il ciclismo e gli obblighi da atleta professionista, in quel momento, erano passati in secondo piano. Valentina Cavallar si trovava ad affrontare la morte della madre e, poche ore dopo il lutto, ha dovuto ricevere nella propria abitazione gli addetti a un controllo antidoping.

La ciclista austriaca della SD Worx-Protime ha affidato a Instagram il racconto di una vicenda che, secondo la sua testimonianza, ha aggiunto sofferenza a una situazione già devastante. «Ero una figlia che aveva appena perso la madre», ha scritto, spiegando che in quelle circostanze non stava pensando alle gare né alle responsabilità legate alla sua professione.

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Il rispetto umano viene prima dello sport

Cavallar ha chiarito di non voler mettere in discussione la necessità dei controlli, né il principio di uno sport libero dal doping. La sua critica riguarda invece il modo in cui l'accertamento è avvenuto e l'assenza, a suo giudizio, di sensibilità davanti a un lutto familiare.

Il prelievo è stato eseguito nella stanza accanto a quella in cui si trovava la madre, appena deceduta. Per l'atleta, affrontare quella procedura in un simile contesto è stato «profondamente doloroso», oltre che inopportuno e irrispettoso nei confronti dei suoi familiari.


Una stagione chiusa dopo il Tour

La vicenda si inserisce in un periodo personale molto difficile. Dopo il Tour de France, Cavallar aveva scelto di interrompere in anticipo la propria stagione per restare accanto alla madre; la scomparsa è avvenuta a settembre.

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Nel messaggio pubblicato sui social, la ciclista ha raccontato che la perdita le ha cambiato la prospettiva sulla vita. Risultati, vittorie e obiettivi sportivi, ha spiegato, possono apparire fondamentali durante la carriera, ma acquistano un peso diverso quando viene a mancare una persona cara.


Il messaggio affidato ai social

Cavallar ha anche spiegato di aver sempre cercato di proteggere la propria sfera privata. Questa volta, tuttavia, ha ritenuto necessario parlare per ricordare che dietro ogni atleta esistono legami, emozioni e fragilità che non scompaiono quando iniziano gli impegni dello sport professionistico.

Il suo appello finale unisce la difesa dei controlli alla richiesta di maggiore attenzione verso le persone. «Credo nello sport pulito, ma credo anche che non si debbano mai dimenticare l'umanità, la compassione e il rispetto», ha concluso.

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