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Sport 2 min di lettura1 ora fa

Bove, il documentario oltre il calcio: «Una storia di difficoltà

Il calciatore racconta il percorso personale seguito all’ultimo anno e mezzo e spiega perché ha scelto di mostrare anche la propria fragilità.

Edoardo Bove ha presentato al Festival dello Sport di Trento il documentario "In un battito", dedicato al periodo più delicato della sua vita recente. In occasione dell’evento è stato mostrato in anteprima il trailer del film, atteso nelle sale il 16, 17 e 18 novembre.

L’opera, ha spiegato il calciatore, non si concentra soprattutto sulla sua carriera o sugli aspetti agonistici. Al centro c’è invece il cammino personale di un ragazzo alle prese con una situazione difficile e con la necessità di comprendere meglio se stesso.


Il calcio resta sullo sfondo

Bove ha chiarito che la scelta di permettere alle telecamere di entrare nella sua quotidianità nasce dal desiderio di condividere un’esperienza umana, non di costruire un racconto esclusivamente sportivo. «È un racconto intimo del mio percorso interiore durante questo ultimo anno e mezzo», ha detto durante l’incontro di Trento.

Il giocatore ha aggiunto che il documentario vuole andare oltre il campo e mostrare la dimensione privata della vicenda. L’obiettivo, secondo quanto raccontato, è offrire uno spazio di riflessione sulla difficoltà e sul modo in cui può essere affrontata.


Un aiuto per chi soffre

Bove ha respinto l’idea di diventare un esempio da seguire o una figura di riferimento. «Non voglio essere un modello, un punto di riferimento», ha dichiarato, spiegando che il progetto punta piuttosto a sostenere chiunque si trovi davanti a un problema, grande o piccolo.

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Per il calciatore, raccontarsi può aiutare a riconoscere ciò che si prova e a chiedere sostegno. Ha inoltre rivelato che il lavoro sul film gli ha permesso di esprimere emozioni che, per il suo carattere riservato, in precedenza faticava a comunicare alla famiglia, alle persone vicine e a Martina.


La telecamera come strumento

Proprio il rapporto con la troupe ha rappresentato per Bove un passaggio inatteso. Abituato a parlare poco di sé, ha trovato nel documentario un’occasione per mettere in ordine pensieri e sentimenti senza dover affrontare subito il confronto diretto con gli altri.

«Il documentario mi ha aiutato molto a raccontarmi», ha spiegato. In questo senso, la telecamera è diventata uno strumento per far emergere emozioni rimaste a lungo trattenute e per mostrare quanto possa essere importante guardarsi dentro e accettare l’aiuto degli altri.

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