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Sport 3 min di lettura11 min fa

Bonucci, il futuro è già scritto: “Voglio allenare Juventus o Italia”

A Lissone l’ex difensore ha raccontato il ritorno in bianconero, il rapporto con Bastoni e la voglia di guidare un giorno la Juventus o la Nazionale

A 39 anni Leonardo Bonucci guarda già alla sua prossima sfida: diventare allenatore. L’ex difensore della Juventus e della Nazionale ha spiegato di voler completare il percorso per sedere in panchina, senza nascondere la preferenza per due destinazioni speciali: il club bianconero e l’Italia.

Le sue parole sono arrivate alla Sala VAR di Lissone, durante l’evento “Vinci lo stadio con Iliad”, organizzato da Iliad insieme alla Lega Calcio Serie A. Nel corso dell’incontro, Bonucci ha ripercorso anche i passaggi più delicati della propria carriera.

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La panchina resta il grande obiettivo

L’idea di allenare, ha raccontato Bonucci, è maturata quasi dieci anni fa. Quando aveva circa 30 anni aveva già iniziato a immaginare la conclusione della carriera da calciatore e il tempo necessario per conseguire le abilitazioni.

L’ex centrale ha fissato una scadenza personale: a 40 anni vorrebbe diventare primo allenatore. Il suo attuale percorso con la Nazionale, descritto come intenso e coinvolgente, rappresenta però una parentesi importante. «Il sogno è Juventus o Nazionale», ha dichiarato, aggiungendo che la professione potrebbe comunque portarlo ad accettare sfide lontane dalle sue convinzioni iniziali.

Bonucci si è poi definito un “giochista”, richiamando il ruolo avuto nello sviluppo del calcio costruito dal basso. La sua formazione da centrocampista nelle giovanili, secondo il suo racconto, gli ha fornito strumenti utili per interpretare quel tipo di gioco.


Il ritorno a Torino tra fischi e tensioni

Tra i ricordi più pesanti c’è il rientro alla Juventus dopo l’esperienza al Milan. In quella fase il difensore si sentiva contestato da entrambe le parti e ha indicato la prima partita allo Stadium come uno dei momenti più difficili: «Mi fischiavano a qualsiasi tocco».

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La priorità, ha spiegato, era ricostruire il legame con l’ambiente bianconero, vissuto da sempre come una casa. Il percorso è stato lento e complicato, segnato da critiche e insulti, ma Bonucci sostiene di essere riuscito alla fine a recuperare il rapporto con i tifosi seguendo la propria strada.

Nel confronto con i difensori contemporanei, il nome indicato è quello di Alessandro Bastoni. «Credo che Bastoni si avvicini di più, per caratteristiche, a quello che ero io», ha detto Bonucci, riferendosi alla capacità di impostare l’azione e di assumersi responsabilità nella costruzione dal reparto arretrato.


La ferita della mancata qualificazione

L’ex azzurro ha parlato anche del ritorno dalla Bosnia dopo l’eliminazione nei playoff e la mancata partecipazione al Mondiale. La delusione, ha ammesso, fu così forte da spingerlo a isolarsi per alcuni giorni: chiese alla moglie e ai figli di lasciarlo solo, arrivando anche a discutere con la moglie.

Bonucci riteneva che la squadra avesse fatto quanto necessario per raggiungere l’obiettivo, ma gli episodi decisivi avevano avuto un peso determinante. Quel ricordo gli provoca ancora emozione, anche se il nuovo percorso intrapreso dalla Nazionale sta gradualmente attenuando amarezza e tristezza.

Nel suo intervento ha quindi richiamato il lavoro dell’allora commissario tecnico Roberto Mancini, al quale ha riconosciuto la capacità di trasmettere fiducia all’ambiente e di mantenere il gruppo concentrato sull’obiettivo. L’auspicio espresso da Bonucci è che l’Italia possa tornare al prossimo Mondiale e restituire agli appassionati quelle partite che, in passato, sembravano una consuetudine.

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