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Sport 1 min di lettura30 set

Bianchedi lascia l’Italia: il motivo è nelle parole di Abodi

La dirigente ha rinunciato all’incarico ricevuto ad agosto per allontanare la Nazionale dalle polemiche nate dopo le dichiarazioni del ministro dello Sport.

Diana Bianchedi non è più la capo delegazione della Nazionale. L’ex campionessa di scherma ha scelto di lasciare il ruolo assegnatole lo scorso agosto dopo le dichiarazioni del ministro per lo Sport e i Giovani Andrea Abodi e le successive discussioni riportate dagli organi di stampa.

La decisione, ha spiegato Bianchedi, nasce anche dalla volontà di tutelare la squadra azzurra, descritta come un gruppo unito e concentrato sul proprio percorso. Il passo indietro arriva dunque per evitare che il confronto istituzionale finisca per coinvolgere giocatori, commissario tecnico e staff.


La scelta dopo le polemiche

Nel comunicare le dimissioni, Bianchedi ha collegato direttamente la sua uscita alle parole di Abodi e al dibattito che ne è seguito nel pomeriggio. «Rassegno le mie dimissioni da Capo delegazione della Nazionale», ha dichiarato, spiegando così la conclusione del suo breve incarico.

L’ex atleta ha inoltre richiamato il rispetto nutrito nei confronti del Coni, della sua Giunta, della Figc e dell’intero sistema sportivo. A suo giudizio, il comportamento tenuto durante la carriera agonistica e dirigenziale è sempre stato improntato alla correttezza, alla serietà e all’osservanza delle regole.

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Priorità alla maglia azzurra

La dirigente ha sostenuto che quei principi siano stati messi in discussione in modo ingiusto. Per questo ha preferito farsi da parte, indicando nella tutela della maglia azzurra la ragione principale della propria scelta.

Bianchedi ha rivolto un ringraziamento alla Nazionale per l’accoglienza ricevuta e per le emozioni vissute, nonostante i pochi giorni trascorsi nell’incarico. Ha descritto calciatori, commissario tecnico e collaboratori come professionisti motivati e affiatati.

In chiusura, l’ex campionessa ha invitato a concentrare l’attenzione sul gruppo e sul suo impegno sportivo: «Tifiamo per questi ragazzi, se lo meritano». Il messaggio finale è quindi rivolto alla squadra, con l’auspicio che le controversie non ne condizionino il cammino.

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