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Sport 2 min di lettura6 giorni fa

Benzina e diesel, il tetto di Eni non basta: allarme sui 3 euro

Palazzo Chigi applaude il limite temporaneo deciso da Eni, mentre Federpetroli teme nuovi rincari legati alle tensioni internazionali e allo sconto fiscale ridotto

Palazzo Chigi considera il provvedimento di Eni un sostegno concreto contro l'impennata dei carburanti. In una nota, il governo ha definito il tetto su benzina e gasolio «un lodevole atto di attenzione all’Italia», collegandolo alla necessità di attenuare l'impatto del caro carburante sulle famiglie, già aggravato dalla situazione internazionale.


Eni prova a frenare i rincari

La misura riguarda i prodotti venduti attraverso Enilive: il prezzo non potrà superare 2,19 euro al litro per il gasolio e 1,99 euro per la benzina. Rispetto alle quotazioni medie attuali, la differenza indicata è di circa 17 centesimi.

Il meccanismo entrerà in vigore il 28 settembre e resterà attivo inizialmente per 30 giorni. Eni potrà prolungarlo fino alla fine dell'anno, valutando l'evoluzione dei mercati e la disponibilità degli approvvigionamenti; l'intervento è inoltre legato all'agevolazione fiscale sulle accise già in vigore.


Il rischio di superare tre euro

L'allarme arriva da Michele Marsiglia, presidente di Federpetroli, che indica nella situazione geopolitica il principale fattore di pressione sulle quotazioni. A suo giudizio, un'attenuazione dello scontro nel Golfo sarebbe necessaria per evitare ulteriori scossoni: «C'è il rischio che il greggio arrivi a 140 dollari al barile e di vedere il carburante che sfonda la soglia dei tre euro al litro».

Sul mercato italiano pesa anche la riduzione dello sconto sulle accise, prevista dal 26 settembre. Marsiglia sostiene che il taglio dell'agevolazione, sommato alla crescita degli indici di settore, aumenterà il costo sostenuto dagli automobilisti e dalle imprese.

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Offerta globale sotto pressione

Tra i possibili elementi di crisi, il presidente di Federpetroli cita anche l'ipotesi di un blocco delle esportazioni americane di diesel prospettata da Donald Trump. Uno scenario simile, secondo Marsiglia, potrebbe creare nell'Europa degli ultimi 30 anni una situazione energetica senza precedenti, con difficoltà sia nella disponibilità del prodotto sia nella formazione dei prezzi.

Le stime richiamate da Federpetroli collocano il greggio di riferimento europeo oltre quota 120/140 dollari al barile. A incidere sarebbe anche la capacità di raffinazione ridotta nel continente: quasi 30 impianti hanno chiuso negli ultimi 15 anni, mentre le crisi geopolitiche hanno ristretto l'offerta internazionale di prodotti raffinati.


La risposta del gruppo petrolifero

Eni ha spiegato che il limite nasce dalla volontà di sostenere consumatori e aziende in una fase di costi eccezionalmente elevati. La società ha ricordato di avere già assorbito da marzo una parte degli aumenti internazionali, trasferendone solo una quota sui prezzi consigliati alla rete.

Marsiglia guarda intanto con attenzione ai possibili sviluppi tra Stati Uniti e Iran e alla richiesta di tregua avanzata da Teheran. Anche alcune banche d'affari, ha riferito il presidente di Federpetroli, avrebbero previsto valori superiori alla normale dinamica degli aumenti, con conseguenze soprattutto per gli investimenti nel comparto Oil&Gas.

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