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Sport 2 min di lettura6 giorni fa

Benetton Rugby, la spinta di Alessandro prima dei Dragons

Alla Ghirada il presidente di Edizione ha parlato a squadra e staff alla vigilia del debutto in URC, insistendo su ambizione, cambiamento e identità del club di Treviso.

Alla vigilia dell’esordio in United Rugby Championship, Alessandro Benetton ha scelto di caricare squadra e staff con un messaggio netto: il Benetton Rugby riparte da un nuovo ciclo e dovrà misurarsi subito con i gallesi dei Dragons, venerdì prossimo a Monigo alle 20.45.


Il cambio di fase parte dalla Ghirada

Durante la visita alla Ghirada, il centro sportivo di Treviso fondato nel 1982 dalla famiglia Benetton, il Presidente di Edizione ha incontrato i biancoverdi e ha legato l’inizio della stagione a una fase di profonda discontinuità. Nel suo intervento ha richiamato il valore del gruppo, spiegando che una squadra non vive della sola somma dei singoli, ma dell’energia che riesce a produrre insieme.

Benetton ha anche sottolineato che il nuovo percorso passa da più elementi insieme: un presidente diverso, un head coach nuovo, innesti nella rosa e, in prospettiva, uno stadio più grande. Tutti tasselli che, nelle sue parole, servono a costruire un progetto «virtuoso, sostenibile e vincente».


Ambizione e responsabilità per Treviso

Il passaggio centrale del suo discorso ha riguardato l’ambizione, indicata come la leva decisiva per un gruppo che vuole alzare il livello. Benetton ha invitato i giocatori a non temere il cambiamento e a porsi obiettivi più alti, sostenendo che una squadra cresce davvero quando smette di chiedersi quanto vale oggi e prova a capire quanto può valere domani.

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Ha poi richiamato il legame con la città e con i tifosi, ricordando che la maglia del Benetton Rugby porta con sé una tradizione che appartiene anche a Treviso. Secondo il presidente, i giocatori hanno una responsabilità che va oltre il campo, perché rappresentano una comunità che nel rugby riconosce una parte della propria identità.


Outsider e diversità come risorsa

Nella parte finale del suo intervento, Benetton ha ribaltato il concetto di outsider, definendolo non per forza un limite ma, in certi casi, una spinta utile per accelerare. Ha collegato questo ragionamento anche alla composizione della squadra, formata da persone con culture e competenze differenti.

Da qui l’idea che la sfida più importante sia trasformare le differenze in un’unica forza collettiva. Per il Presidente di Edizione, è proprio questa contaminazione a poter diventare un vantaggio decisivo, se indirizzata nella direzione giusta.

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