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Spettacolo 3 min di lettura25 set

X Factor 2026, il vero errore ai provini: quando i giudici diventano un rischio

Nell’ultima serata di Audition non sono mancati i colpi di scena: tra esibizioni convincenti, scelte azzardate e un gioco di manette tra giudici, il nodo resta la lezione che alcuni concorrenti non hanno ancora imparato.

A chiudere le Audition di X Factor 2026 ci pensano alcuni dei momenti più forti della serata. Tra questi c’è Ekaterina, siberiana, che interpreta Bella ciao e lascia un’impressione netta, e ci sono anche i Rawstrings, che portano una loro rilettura di Maniac senza però convincere del tutto Jake La Furia e Irama, più interessati a sentirli su un brano scritto da loro.


I talenti migliori arrivano nel finale

Nel quadro finale si inseriscono anche Chiara Giannella, con i capelli rossi e una presenza scenica notevole, e i NeJa, che secondo Francesco Gabbani non assomigliano a nessun’altra band oggi attiva in Italia. Il livello generale resta alto e, proprio per questo, il punto decisivo diventa capire come questi profili verranno indirizzati nelle prossime fasi.


Quando il provino parte dal brano sbagliato

La lezione più evidente arriva però da chi sceglie di presentarsi con canzoni legate ai giudici. Sara sale sul palco raccontando di aver dedicato la vita alla musica e di considerare X Factor come l’ultima occasione per cambiare passo, ma il suo passaggio si inceppa su Un sorriso dentro al pianto, scritta da Francesco Gabbani per Ornella Vanoni. L’interpretazione è corretta, però resta fredda; Gabbani la legge come un tentativo di impressionarlo più che di entrare davvero nel pezzo.

Ancora più netto Irama, che insiste su un punto preciso: il successo non andrebbe cercato come fine, ma considerato un effetto di ciò che si costruisce. La sua osservazione sposta il problema oltre la singola esibizione e mette in evidenza un errore che torna spesso nei provini, cioè la tendenza a puntare sul colpo di scena invece che sull’identità artistica.


Le scelte che fanno discutere i giudici

Lo stesso schema si ripete con Edoardo, che porta Di sole e d’azzurro di Giorgia e finisce per offrire una prova anonima. Il risultato rafforza un messaggio molto chiaro: i brani legati a chi siede al tavolo dei giudici raramente aiutano chi cerca un posto nel programma.

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Tra le dinamiche più leggere della puntata spicca anche lo scambio di manette tra Paola Iezzi e Irama, un regalo che diventa subito una gag perché nessuno dei due ha la chiave. Si tratta di un dettaglio giocoso, ma utile a segnare il tono di una puntata che alterna leggerezza e competizione.


Ansia, rap e standing ovation

Sul fronte dei concorrenti, Angela Cotterle colpisce per il modo in cui si presenta e per la sua dichiarata ansia, mentre Cora manda su tutte le furie Jake La Furia perché sceglie un brano rap non scritto da lei. Alla fine ottiene quattro sì, anche se con la promessa di far cambiare idea al giudice, almeno in termini di presenza e personalità.

Si fanno notare anche Alessandro di Secondigliano, che canta Lenny Kravitz con un’energia che richiama Liam Gallagher, il trio Hey Darling, definito da Jake come un «punk che pesta forte», e il ventiduenne calabrese Vito, che con Say something riceve un applauso lunghissimo. In mezzo a loro c’è anche Milla, una delle voci più apprezzate della serata: è cresciuta cantando in oratorio e per molto tempo non ha avuto il coraggio di puntare davvero sul proprio sogno, ma la sua esibizione commuove tutti, soprattutto Paola Iezzi e Irama.

Il bilancio complessivo delle ultime Audition è chiaro: i nomi che convincono non mancano, ma servirà attenzione per trasformare i singoli lampi in un percorso solido.

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