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Spettacolo 3 min di lettura42 min fa

Roma applaude Bardem, ma lui guarda ai diritti: il monito dal palco

Alla Festa del Cinema di Roma l’attore spagnolo ha ricevuto il riconoscimento da Paolo Sorrentino e ha difeso le mobilitazioni giovanili contro ogni potere autoritario.

Prima ancora di ricevere il premio alla carriera, Javier Bardem ha scelto di parlare di diritti umani, proteste giovanili e responsabilità degli adulti. Dal tappeto rosso dell’Auditorium di Roma, l’attore spagnolo ha lanciato un avvertimento sui rischi legati alla consegna del potere a chi nega le libertà fondamentali.

Il riferimento storico è arrivato insieme a quello politico: «Ma poi ricordiamo che in Italia c’è stato Mussolini» e comprendiamo «cosa può accadere se diamo potere a coloro che sono assolutamente contro i diritti umani fondamentali. C’è Mussolini, ma ci sono anche Franco, Hitler, Netanyahu».

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Bardem al fianco dei giovani

Bardem ha rivolto attenzione soprattutto alle manifestazioni che stanno attraversando diverse città europee. A suo giudizio, la partecipazione dei ragazzi esprime energia e desiderio di futuro, mentre agli adulti spetta il compito di accompagnarli con una presenza concreta, sia personale sia professionale.

«La loro protesta è la dimostrazione della loro vitalità, della loro voglia di speranza», ha detto l’attore. Ha inoltre ricordato come il movimento nato in Spagna abbia raggiunto altri Paesi, tra cui Francia e Italia, citando anche la manifestazione organizzata a Roma nello stesso giorno. Nel pubblico della Festa ha notato molti giovani interessati a opere cinematografiche profonde e lontane dalla logica dell’algoritmo e della visione in rete.


Una carriera celebrata da Sorrentino

Il riconoscimento è stato consegnato da Paolo Sorrentino, dopo un filmato di due minuti dedicato a circa quarant’anni di lavoro: dagli esordi con Pedro Almodóvar fino a Mare dentro, passando per Non è un paese per vecchi e per El ser querido, proiettato in seguito durante la manifestazione.

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Sorrentino ha definito Bardem un interprete straordinario e ha scherzato sulla sua insistente richiesta di lavorare insieme. L’attore, abbracciando il regista, ha ricordato l’impatto avuto da La grande bellezza e ha ringraziato per il riconoscimento, chiedendo scusa per il suo «terribile italiano». Nelle fotografie ufficiali è comparso anche accanto alla direttrice Paola Malanga e al presidente Salvo Nastasi.

Bardem ha spiegato di considerare i premi come occasioni da accogliere e celebrare, ma anche da lasciare alle spalle per continuare a crescere. Il suo obiettivo, ha aggiunto, è dimostrare con i prossimi lavori di essere ancora degno di quel riconoscimento.


L’impegno nato in famiglia

La posizione dell’attore affonda le radici nella storia familiare. La madre Pilar era attrice, femminista e oppositrice del franchismo; lo zio Juan Antonio Bardem, regista contrario alla dittatura di Franco, fu incarcerato dal regime. Javier è cresciuto insieme a Carlos e Mónica in un ambiente dove attività artistica e impegno politico procedevano affiancati.

Lo stesso orientamento viene condiviso da Penélope Cruz, incontrata sul set di Prosciutto, prosciutto di Bigas Luna e sposata nel 2010. La coppia, tra le più note e riservate del cinema, vive a Madrid con i due figli. I due attori sono tornati a lavorare insieme in The bunker di Florian Zeller, presentato a Venezia, mentre La Bola Negra, scelto per rappresentare la Spagna agli Oscar, ha prevalso sul progetto di Bardem nella competizione familiare evocata scherzosamente dall’attore a Cannes.

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