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Spettacolo 1 min di lettura13 ott

Oropesa, il palco senza maschere: «L’IA non avrà mai questo coraggio

A Santa Cecilia il soprano porta un recital tra Spagna e Cuba, intrecciando musica, fragilità personale, veganesimo e una critica all’America di Trump.

Lisetta Oropesa arriva a Santa Cecilia con un programma legato alle proprie radici: un recital dedicato alle canzoni d’arte spagnole e cubane. Un appuntamento musicale che, nelle sue intenzioni, non vuole creare distanza con il pubblico, ma trasmettere una sensazione familiare.

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Una voce tra Cuba e Spagna

Il repertorio scelto richiama infatti le origini del grande soprano e mette al centro brani capaci di unire identità diverse. Oropesa promette agli ascoltatori un’esperienza nella quale potranno sentirsi accolti, quasi «a casa».

La cantante considera il palcoscenico uno spazio privo di protezioni. «Sono vulnerabile e imperfetta», spiega, associando la propria esposizione scenica all’umanità delle figure femminili che interpreta.

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L’arte come scelta umana

Nel racconto di Oropesa trovano posto anche aspetti della sua vita lontani dalla sala da concerto: le maratone, il percorso che l’ha portata a scegliere il veganesimo e la delusione provata di fronte all’America di Trump.

Per il soprano l’arte nasce dalla disponibilità a mostrarsi senza difese. È il «coraggio di presentarsi a cuore aperto», una dimensione che, sostiene, l’intelligenza artificiale non potrà mai possedere.

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