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Spettacolo 2 min di lettura5 nov

Morto Herbert Blomstedt, maestro della San Francisco Symphony

Ha guidato l’orchestra californiana dal 1985 al 1995 e si è spento nella sua casa di Göteborg

Herbert Blomstedt è morto a 99 anni nella sua abitazione di Göteborg, in Svezia. La scomparsa del direttore d’orchestra è stata comunicata mercoledì 4 novembre dalla sua agenzia, KünstlerSekretariat am Gasteig.

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L’ultima apparizione sul palco

Blomstedt aveva ancora alcuni appuntamenti fissati fino al 2027. Tra questi figurava anche un’esibizione con i Wiener Philharmoniker prevista per giugno, poco prima del suo centesimo compleanno. «Fino all’ultimo abbiamo sperato di festeggiare i suoi cento anni con un concerto insieme», ha dichiarato Daniel Froschauer, presidente dei Wiener Philharmoniker.

Il suo ultimo concerto si era svolto il 15 maggio alla Davies Hall, ancora con la San Francisco Symphony. Salito sul palco in sedia a rotelle, il maestro aveva incontrato difficoltà durante la Nona Sinfonia di Gustav Mahler: l’esecuzione era stata sospesa per diversi minuti nel terzo movimento e non era riuscito a completarla agevolmente.


Una carriera lunga sette decenni

Nei due appuntamenti successivi Blomstedt era stato sostituito, mentre gli impegni programmati fino alla fine dell’anno erano stati cancellati. Nel corso di oltre settant’anni di attività aveva diretto numerose formazioni in Scandinavia e in Germania, oltre ad aver guidato la San Francisco Symphony dal 1985 al 1995.

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Nato in Massachusetts da genitori svedesi, aveva ricevuto due Grammy Award. La sua riservatezza e il rigore con cui si dedicava alla musica erano tra gli aspetti più ricordati dai colleghi. Manfred Honeck, direttore musicale della Pittsburgh Symphony Orchestra, lo ha indicato come un esempio raro, definendolo uno dei maggiori direttori e una presenza capace di trasmettere umanità.


La musica e la fede religiosa

Blomstedt era un avventista del settimo giorno e rispettava il sabato come giornata di riposo. Per questo motivo non organizzava prove dal venerdì sera al sabato, pur accettando di dirigere concerti in quelle ore: considerava infatti la musica una forma di predicazione.

In un’intervista a CBS Sunday Morning aveva descritto così il rapporto con l’orchestra: «Ogni battuta, ogni nota è condivisa da noi ed è una comunicazione molto intensa. È come un intenso rapporto sessuale. Per me è quasi come girare un interruttore elettrico. Quando sento il suono, mi trasforma. Sono in paradiso».

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