Gazzoli, i «no» che lo hanno fatto crescere e il segreto del BSMT
Tra radio, podcast e televisione, Gianluca Gazzoli racconta come i rifiuti abbiano rafforzato il suo percorso e perché sui social preferisce la misura alla provocazione.
Gianluca Gazzoli è convinto che la sua forza stia nel restare vicino alla vita di tutti i giorni. Lo dimostra con un episodio domestico: mentre sceglieva un portarotoli di carta igienica in un negozio di mobili, alcune persone gli hanno chiesto una foto. Una scena banale, per lui, che però riassume bene il rapporto che il pubblico ha con la sua immagine.
Il BSMT svela anche i tabù
Nel suo podcast Passa dal BSMT, che il 28 settembre torna con la quinta stagione dopo 370 episodi, gli ospiti finiscono spesso per affrontare temi molto personali. Il format ha raccolto circa 2 milioni di ascolti mensili su Spotify e 22 milioni di views mensili su YouTube, e nel tempo ha ospitato nomi come Tiziano Ferro, Jovanotti, Ornella Vanoni, Roberto Saviano, Charles Leclerc, Valentino Rossi, Michelle Hunziker e Alberto Angela.
Tra i racconti che più lo hanno segnato c’è quello della sua prima sera a Sanremo, quando Carlo Conti lo lasciò solo sul palco dopo la presentazione. Gazzoli si fermò un attimo, poi andò avanti da sé annunciando il primo artista di Sanremo Giovani; ha definito quel gesto una prova di fiducia che non dimenticherà. E ha aggiunto che il presentatore toscano, forse, si era allontanato anche per seguire la Fiorentina.
Cresciuto tra i nonni e i “no”
Il conduttore, oggi 38 anni, è ripartito anche con Gazzology nella fascia 16-17 su Radio Deejay. Ripercorrendo la propria infanzia, si descrive come un bambino pieno di fantasia, attratto da storie, fumetti e videogiochi, ma anche desideroso di stare in compagnia. È cresciuto in periferia, soprattutto con i nonni, dopo la separazione dei genitori quando era molto piccolo.
Da loro ha ricevuto un principio che considera decisivo: provare sempre a comportarsi bene. I primi video li montò proprio a casa dei nonni, che lo sostenevano pur senza capire fino in fondo quello che stesse costruendo; suo nonno, tra l’altro, frequentava il pubblico di Ok, Il prezzo è giusto! ed era convinto delle sue possibilità.
Marco Aurelio come bussola
Da ragazzo si immaginava nei panni di Pippo Baudo, tanto da associare quel nome al mestiere stesso del conduttore. Oggi, però, guarda soprattutto a un riferimento inatteso: ogni giorno legge una pagina delle Meditazioni di Marco Aurelio, libro che ha scoperto grazie a Brunello Cucinelli. A colpirlo è un passaggio in cui il filosofo invita a non fermarsi davanti a ciò che accade e a proseguire lungo la propria strada.
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Anche il rapporto con gli ostacoli, per Gazzoli, è diventato parte della sua identità. Racconta di aver incassato molti più rifiuti che consensi, compreso quello di Radio Deejay in una fase precedente della carriera. Uno dei primi format che propose nacque addirittura su fogli stampati in un’agenzia di viaggi dove lavorava: non era materiale professionale, ma qualcuno notò comunque qualcosa in lui.
Social, famiglia e misura
Sul piano digitale dice di preferire la condivisione responsabile: mostra momenti del lavoro e anche aspetti privati, comprese le figlie, ma senza trasformare tutto in esposizione o in contenuto costruito per fare numeri. Secondo lui, se si usano i social per alimentare odio, violenza o negatività, la reazione del pubblico torna amplificata. Per questo insiste su una presenza equilibrata, che considera coerente con il tipo di comunità che lo segue.
Lo stesso atteggiamento lo applica anche al successo. Si definisce una persona normale che fa cose straordinarie, ma che viene riportata con i piedi per terra dalla famiglia, dalla moglie, dalle due bambine e dagli amici di sempre che continuano a frequentarlo in periferia. Dice di trovarsi bene anche tra sportivi, imprenditori e volti molto noti, senza però perdere il contatto con la realtà, condizione che per lui resta indispensabile per capire davvero gli altri.
Quanto al lavoro nel BSMT, sostiene che non esistano argomenti intoccabili: conta trovare il modo giusto per arrivarci. Nel podcast ha parlato di mancata maternità con Paola Iezzi, di rapporti familiari complessi con Fibra e di insuccessi con Pintus, che gli ha raccontato il peso della sconfitta vissuta a Sanremo. Per Gazzoli, è proprio lì che il programma trova la sua cifra: non nell’apparire perfetti, ma nel mettere sul tavolo anche le fragilità.
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