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Spettacolo 3 min di lettura33 min fa

Film italiani, la seconda vita vale il 92%: cosa dice la ricerca

Il pubblico tra 15 e 24 anni torna a crescere nelle sale, mentre le piattaforme a pagamento ampliano il consumo dei titoli già proiettati al cinema.

Il cinema italiano trova una parte decisiva del proprio pubblico anche dopo l’uscita in sala: sulle piattaforme a pagamento, il 92% delle visioni di film italiani riguarda opere arrivate nei mesi precedenti sul grande schermo. È uno dei risultati più rilevanti di una ricerca commissionata da Anica, che invita a non misurare il successo di un film guardando soltanto agli incassi cinematografici.

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Il cinema italiano continua oltre la sala

Nel complesso, i titoli italiani già passati dai cinema rappresentano il 70% delle visioni di film sulle piattaforme a pagamento. La quota sale al 92% quando si considerano esclusivamente le produzioni italiane, segno che il passaggio in sala conserva un ruolo importante anche per la fruizione successiva.

Tra i dieci film più visti compaiono quattro opere italiane, tutte distribuite inizialmente al cinema. La graduatoria comprende titoli della stagione precedente, film capaci di mantenere a lungo l’attenzione come C’è ancora domani (2023) e anche Non è un paese per single, uscito direttamente su una piattaforma senza passaggio nelle sale.

Alessandro Usai, presidente di Anica, ha sottolineato che la vita commerciale di un film non si esaurisce con il primo sfruttamento cinematografico. Per questo, ha osservato, giudicare un’opera soltanto attraverso il dato del botteghino può restituire un quadro incompleto, soprattutto quando si parla della produzione italiana recente.


Giovani e sale, il dato in controtendenza

Nel periodo compreso tra 1 gennaio 2025 e 30 giugno 2026, circa 30 milioni di persone sono entrate almeno una volta in un cinema. Il numero complessivo è tornato vicino ai livelli precedenti alla pandemia, anche se ogni spettatore ha acquistato mediamente meno biglietti.

La fascia tra i 15 e i 24 anni rappresenta l’unico gruppo che nel 2025 ha superato il numero di biglietti registrato nel 2019. L’età media di chi frequenta la sala è invece pari a 36 anni: un dato che conferma il peso dei più giovani, ma anche la presenza di un pubblico più adulto.

L’indagine ridimensiona quindi l’idea di una contrapposizione automatica tra cinema e visione domestica. Chi segue con maggiore interesse i film tende infatti a utilizzare entrambi i canali, scegliendo la sala per alcune uscite e i servizi a pagamento per recuperare o approfondire altri titoli.

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Otto film a pagamento per biglietto

Considerando cinema, televisione e piattaforme, ogni persona guarda in media un film ogni quattro giorni, per un totale annuale di 91 opere. La visione in sala pesa meno del 2% sul totale, ma viene indicata come un passaggio essenziale per dare valore alle successive modalità di consumo.

La televisione non a pagamento, tra programmazione lineare e contenuti disponibili su richiesta, raccoglie il 62% delle visioni. I servizi a pagamento, televisivi e digitali insieme, raggiungono invece il 22%, senza considerare la pirateria; tra gli utenti più presenti in questo segmento spiccano gli over 50.

Il rapporto tra i diversi schermi è particolarmente netto: per ogni biglietto acquistato al cinema, gli intervistati dichiarano otto film visti attraverso servizi a pagamento nello stesso arco temporale. Per i film italiani il rapporto arriva a 19 visioni a pagamento per ogni ingresso in sala.

Non tutti gli abbonati frequentano però il cinema: il 30% degli utenti dei servizi a pagamento afferma di non andarci mai. Al contrario, il 60% dei biglietti venduti nel periodo analizzato è stato acquistato da persone che vedono più di cinque film l’anno in sala, a conferma del peso degli spettatori abituali.

La distanza tra l’offerta cinematografica e quella domestica emerge anche dai numeri assoluti. In sole quattro settimane gli intervistati hanno citato quasi 2.000 film disponibili sugli schermi di casa, mentre nello stesso periodo nelle sale erano presenti 125 titoli. La ricerca è stata presentata al Mia, a Palazzo Barberini a Roma, durante un incontro dedicato alle abitudini del pubblico cinematografico.

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