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Spettacolo 2 min di lettura3 ore fa

Festa di Roma, l’apertura sotto accusa: il film di Genovese

La nuova commedia corale di Paolo Genovese inaugura la rassegna romana tra formule già viste, personaggi poco credibili e una Emanuela Fanelli capace di attenuare solo in parte i limiti dell’opera.

La scelta di affidare l’apertura della Festa del cinema di Roma a Il rumore delle cose nuove riaccende il dibattito sul modello di cinema che i grandi festival intendono rappresentare. Il nuovo lavoro di Paolo Genovese si presenta come una commedia corale, ma secondo questa lettura finisce per confermare i limiti del cinema medio italiano: rassicurante, riconoscibile e poco incline a rischiare.

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Un’apertura che fa discutere

La presenza di Genovese alla guida del film non è casuale. Il regista arriva all’appuntamento romano dopo il successo di Perfetti sconosciuti, di Follemente e di altre opere che ne hanno consolidato la popolarità presso il pubblico.

Proprio questa notorietà rende più evidente il contrasto con le ambizioni di una manifestazione cinematografica importante. L’apertura con Il rumore delle cose nuove viene infatti considerata una scelta conformista, lontana dall’idea di proporre un’opera capace di sorprendere o di spostare in avanti il cinema italiano.


Una commedia già consumata

Il film punta su un gruppo di interpreti conosciuti e su una costruzione corale che dovrebbe sostenere il racconto. Tuttavia, la commedia viene descritta come poco credibile e segnata dalla ripetizione, con situazioni e dinamiche che non riescono a imprimere alla storia una direzione davvero nuova.

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Il risultato, secondo il giudizio espresso nel testo, è un’opera che conferma una formula già familiare invece di metterla in discussione. La prevedibilità dei meccanismi narrativi finisce così per pesare sull’intero film, riducendo l’effetto delle ambizioni legate alla sua presentazione come titolo inaugurale.


Fanelli attenua i limiti

A distinguersi è soprattutto Emanuela Fanelli, la cui interpretazione rappresenta l’elemento più efficace del film. La sua prova contribuisce a dare maggiore vitalità a una commedia che, nel complesso, fatica a risultare convincente.

Il contributo dell’attrice, però, non basta a risollevare completamente l’opera. Il rumore delle cose nuove resta quindi legato a una sensazione di già visto, proprio mentre la Festa del cinema di Roma avrebbe potuto scegliere un titolo più audace per inaugurare il proprio programma.

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