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Spettacolo 2 min di lettura25 set

Brad Pitt mette il cane al primo posto: il retroscena dal set

Per interpretare Odin, il pastore tedesco di Heart of the Beast, Brad Pitt ha lasciato spazio all’improvvisazione di Uber, il cane protagonista delle riprese.

La gerarchia sul set di Heart of the Beast non era quella abituale: Brad Pitt ha chiesto di comparire come “secondo nome” nel call sheet, lasciando così il primo posto a Uber, il pastore tedesco che nel film interpreta Odin. Un gesto curioso, ma coerente con il ruolo decisivo affidato all’animale nel nuovo survival thriller, arrivato nelle sale italiane il 24 settembre.


Uber davanti a tutti sul set

Il cane, il cui nome ufficiale è Makovon Heisenberg, è nato nel 2018 ed è un rescue dog. La sua esperienza e il suo comportamento hanno convinto la produzione a costruire le scene intorno a lui, invece di costringerlo a seguire rigidamente ogni indicazione prevista dalla sceneggiatura.

Durante la conferenza stampa organizzata al Festival di San Sebastián, dove la pellicola è stata presentata, Pitt ha raccontato il rapporto nato con l’animale: «Abbiamo cercato di rendere ogni giorno un giorno di gioco per lui». Secondo l’attore, Uber ha spesso compiuto azioni inattese, alcune delle quali sono poi rimaste nel montaggio finale.

La presenza del cane avrebbe avuto effetti anche sul clima del gruppo. Pitt ha spiegato che il suo arrivo sul set rendeva l’atmosfera più positiva e aumentava l’entusiasmo della troupe. Insieme a lui hanno lavorato tre suoi figli, Seeka, Ryker e Hondo, tutti provenienti dall’allevamento neozelandese Heisenberg Kennels.

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Una storia di sopravvivenza e fiducia

Nel film, Odin accompagna James Belmont, ex incursore della Marina statunitense. Dopo un incidente aereo, i due rimangono isolati in una zona selvaggia e devono affrontare insieme un ambiente ostile, in una vicenda dove la natura e la capacità di resistere diventano elementi centrali.

Pitt, che è anche tra i produttori del progetto, ha raccontato di essersi emozionato già alla prima lettura del copione. «Piangevo in silenzio. Mi aveva davvero, davvero commosso», ha ricordato parlando della sceneggiatura. La reazione lo ha spinto a coinvolgere David Ayer, regista con cui aveva già collaborato in Fury, il film nel quale interpretava Don “Wardaddy” Collier.

La scelta di mettere Uber al vertice dell’ordine del giorno quotidiano riflette quindi il peso del cane nella lavorazione: non soltanto un interprete chiamato a eseguire, ma un co-protagonista capace di modificare le scene con gesti ed espressioni non programmati.

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