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Cronaca 2 min di lettura4 ore fa

Narcisismo, attività cerebrale meno sincronizzata nelle relazioni sociali

Uno studio finlandese collega i tratti narcisistici a una diversa elaborazione delle situazioni sociali complesse

Uno studio ha rilevato una minore coerenza dell’attività cerebrale nelle persone con numerosi tratti narcisistici, di fronte alla minaccia reputazionale altrui.

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Un progetto tra più università

La ricerca ha coinvolto studiosi di Aalto University e degli atenei di Helsinki, Turku, Tampere e Oulu, nell’ambito del progetto “I volti del narcisismo”. Il lavoro è stato pubblicato sulla rivista Cerebral Cortex.

Matias Piispanen, ricercatore dell’ateneo finlandese, ha spiegato che una situazione realistica permette di osservare processi più articolati rispetto ai test basati su stimoli isolati: «Uno scenario realistico è molto più complesso e richiede maggiore interpretazione e valutazione della situazione». Ai partecipanti non era stato chiesto di immedesimarsi nel protagonista, così gli studiosi hanno potuto analizzare la loro reazione spontanea.


L’empatia davanti alla vulnerabilità

Le ricerche precedenti avevano esaminato l’empatia soprattutto attraverso volti ed espressioni emotive. Il nuovo studio ha invece utilizzato interazioni più vicine alla vita quotidiana, con racconti personali e giudizi espressi da altre persone.

Secondo Piispanen, chi presenta molti tratti narcisistici può concentrarsi su elementi diversi dell’interazione o attribuire un significato differente a ciò che sta accadendo. Questa modalità di elaborazione potrebbe rendere più difficile instaurare rapporti autentici e di sostegno, favorendo incomprensioni.


Come si è svolto il test

La fase iniziale ha raccolto, attraverso un questionario in rete, le risposte di quasi mille persone. I partecipanti con i livelli più elevati di tratti narcisistici sono stati poi invitati alla risonanza magnetica funzionale; il gruppo di confronto comprendeva soggetti con valori più bassi. Il campione analizzato alla fine era formato da 58 persone.

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Durante l’esame, i volontari guardavano filmati con un attore professionista impegnato a raccontare episodi della propria infanzia e della vita adulta. Le vicende riguardavano momenti di esclusione oppure di ammirazione; in seguito, un’altra persona commentava quei racconti con osservazioni capaci di mettere in dubbio la reputazione del narratore.


Le differenze rilevate nel cervello

I ricercatori hanno confrontato il modo in cui l’attività cerebrale dei partecipanti cambiava mentre osservavano la minaccia sociale. Nei soggetti con maggiori tratti narcisistici, i modelli di attivazione sono risultati meno simili tra loro, soprattutto quando la reputazione di un’altra persona veniva messa in discussione.

Nei partecipanti meno narcisistici, invece, le aree legate all’empatia mostravano risposte più vicine, segno di una reazione neurale maggiormente condivisa. Le variazioni hanno interessato anche regioni coinvolte nella lettura delle situazioni sociali e nell’empatia cognitiva.

Il riferimento teorico è il concetto di “salvare la faccia” elaborato dal sociologo Erving Goffman negli anni ’50. Nelle interazioni, secondo questa prospettiva, le persone cercano di difendere l’immagine che presentano agli altri e possono provare ansia o imbarazzo quando quella rappresentazione viene minacciata. Lo studio indica che il coinvolgimento spontaneo in questo processo non è uguale per tutti e può differire in presenza di numerosi tratti narcisistici.

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