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Salute 3 min di lettura1 ora fa

Il corpo non deve convincere nessuno: la lezione di Chiara Becchimanzi

A Padova l’attrice ha raccontato il rapporto con i disturbi alimentari e il peso degli stereotipi, invitando a sostituire il giudizio sull’aspetto con un ascolto autentico.

Quando si rincontra una persona dopo molto tempo, il suo aspetto non dovrebbe diventare il tema centrale della conversazione. Chiara Becchimanzi lo riassume con una battuta: «La recensione la fai all’albergo, non alle persone», invitando a partire da un semplice «Come stai?».

La riflessione riguarda anche il modo in cui definiamo la salute. Durante lo stesso Festival, il teologo e filosofo Vito Mancuso l’ha descritta come una condizione «composita, personale, rinnovabile e provvisoria», chiedendo quante persone si sentano davvero bene quando rispondono automaticamente in questo modo.

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Il giudizio non risparmia nessuno

Il messaggio emerso dagli interventi è che l’aderenza ai canoni estetici non coincide necessariamente con il benessere. Per Becchimanzi, prendersi cura degli altri significa anche interrompere le valutazioni sul corpo e lasciare spazio all’ascolto, senza dare per scontato ciò che una persona sta vivendo.

L’attrice ha raccontato di essere arrivata a una consapevolezza precisa: «Lo sguardo degli altri non fa parte di te». Nel suo percorso ha dovuto confrontarsi con disturbi alimentari iniziati durante l’adolescenza e con una pressione capace di trasformare il corpo in un terreno di giudizio continuo.


Numeri che mostrano il disagio

I dati citati durante l’incontro restituiscono la dimensione del problema. Secondo la Società Italiana di Pediatria, in Italia le persone con disturbi della nutrizione e dell’alimentazione sono passate da circa 300mila all’inizio degli anni Duemila a oltre tre milioni oggi.

A colpire è anche l’età dell’esordio: il 30% dei pazienti ha meno di 14 anni e sono stati segnalati casi tra gli 8 e i 10 anni. Un’indagine ActionAid del 2025 rileva inoltre che otto giovani su dieci sono insoddisfatti del proprio corpo; una ricerca YouGov del 2019 indicava invece che il 43% degli italiani si sentiva sotto pressione per gli standard di bellezza e che il 27% aveva subito body shaming.

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Dal disturbo alla consapevolezza

Sul palco Becchimanzi ha scelto l’ironia per ripercorrere la propria esperienza. Ha definito il disturbo «un mostro che poi è diventato un mostriciattolo»: un pensiero intrusivo che oggi si presenta più raramente e che ha imparato a riconoscere e contenere.

Nel raggiungimento di questo equilibrio, ha spiegato, hanno avuto un ruolo la psicoterapia, l’alimentazione intuitiva, lo studio e l’incontro con il femminismo. Quest’ultimo le ha permesso di comprendere che molte convinzioni sul proprio corpo non nascevano davvero da lei, ma erano state assorbite dall’ambiente sociale.

La prospettiva femminista, secondo il suo racconto, mette in discussione il potere esercitato sui corpi delle donne, dalle scelte riproduttive alle aspettative sull’aspetto. La conquista più importante diventa così smettere di pretendere che il corpo debba provare qualcosa agli altri.

L’incontro si è svolto a Palazzo del Bo, a Padova, nella prima giornata del Festival di Salute di Repubblica. Becchimanzi, attrice, autrice e stand-up comedian, ha portato sul palco una vicenda personale collegandola al problema più ampio degli stereotipi e delle loro conseguenze sulla salute mentale e fisica.

ℹ️ Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo puramente informativo e non sostituiscono il parere del medico. Per qualsiasi dubbio sulla tua salute rivolgiti al tuo medico di fiducia.

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