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Salute 3 min di lettura3 ore fa

Hiv, costi oltre 2 miliardi annui entro il 2030

Il rapporto indica nella PrEP una misura per contenere infezioni, spesa sanitaria e disparità regionali

La spesa annuale per l’Hiv in Italia potrebbe oltrepassare i 2,03 miliardi di euro entro il 2030. Senza nuove misure, l’aumento medio sarebbe del 3,6% ogni anno.

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Le priorità indicate dal documento

Secondo la sintesi del documento, l’Italia non deve concentrarsi soltanto sull’introduzione di strumenti aggiuntivi. L’obiettivo è rendere uniformi e verificabili le pratiche già adottate, così da ridurre le differenze tra territori e migliorare la risposta sanitaria complessiva.

Stefano Vella, professore di Salute globale all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma e di Metodologia della ricerca clinica all’Università di Roma Tor Vergata, ha richiamato la necessità di estendere in modo omogeneo le soluzioni disponibili. «Investire nella prevenzione significa non solo ridurre il numero delle nuove infezioni e migliorare la qualità di vita delle persone, ma anche contribuire alla sostenibilità del Servizio sanitario nazionale», ha detto.

Tra le indicazioni figurano un coordinamento nazionale più forte, una maggiore disponibilità di test rapidi e nei servizi di prossimità, oltre all’accesso uniforme alla PrEP. Il documento propone anche di aggiornare i percorsi diagnostici, terapeutici e assistenziali, collegando i centri di riferimento con le strutture periferiche e i servizi territoriali.


Prevenzione e differenze regionali

Nel 2024 le nuove diagnosi di Hiv registrate nel Paese sono state 2.379. Nel 40,3% dei casi la scoperta è arrivata quando le difese immunitarie erano già fortemente ridotte; inoltre, l’83,6% delle nuove diagnosi di Aids ha riguardato persone che avevano saputo della propria positività nei sei mesi precedenti.

L’uso della PrEP resta concentrato in poche aree. Il 75,6% delle persone che la assumevano nel 2024 viveva in Lombardia, Lazio o Emilia-Romagna. Il documento considera la profilassi prima dell’esposizione non soltanto come protezione individuale, ma come uno strumento in grado di diminuire le infezioni future e il peso economico sull’assistenza pubblica.


I costi della gestione dell’Hiv

Dei 2,03 miliardi stimati per il 2030, circa 1,4 miliardi sarebbero legati a nuove infezioni che, secondo l’analisi, potrebbero essere evitate. Il costo diretto medio per seguire una persona con Hiv è calcolato in 9.762,92 euro all’anno, mentre la spesa complessiva lungo 39 anni raggiunge 222.674,77 euro per paziente.

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Una ricerca del 2021 ha inoltre valutato gli effetti dei ritardi nelle cure provocati dalla pandemia di Covid-19. Qualora i pazienti già diagnosticati avessero mantenuto la terapia senza interruzioni e le persone con una nuova diagnosi avessero iniziato subito il trattamento, si sarebbero potuti evitare fino a 687 decessi entro il decimo anno di osservazione.

In uno studio recente condotto su persone con Hiv in Italia, il 93% dei partecipanti aveva raggiunto la soppressione virologica. Il 42% aveva però riferito un’aderenza non ottimale nei dodici mesi precedenti; oltre la metà aveva più di 50 anni e circa il 60% presentava almeno un’altra patologia non collegata all’infezione.


Terapie, controlli e continuità

«Oggi disponiamo di terapie che consentono alle persone con Hiv un’aspettativa e una qualità di vita paragonabili a quelle della popolazione generale, ma questi risultati dipendono da una diagnosi tempestiva e da una presa in carico continuativa», ha affermato Massimo Andreoni, professore emerito di Malattie infettive all’Università Tor Vergata di Roma e membro del Consiglio superiore di sanità.

Andreoni ha indicato nella PrEP a lunga durata una soluzione preventiva capace di abbattere il rischio di trasmissione in gruppi esposti all’infezione. Ha inoltre osservato che le stime economiche potrebbero essere prudenti, poiché una persona non diagnosticata può trasmettere il virus in più occasioni prima di ricevere una terapia.

Secondo Vella, le somministrazioni periodiche effettuate in ospedale possono favorire anche controlli sulle altre infezioni sessualmente trasmissibili, tra cui clamidia, gonorrea, sifilide, epatiti e papillomavirus. Il rapporto è stato presentato il 27 ottobre a Roma durante un incontro dedicato ai costi dell’Hiv e alle conseguenze per il Servizio sanitario nazionale, organizzato da Cencora e ViiV Healthcare.

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