Sanità, Schlein incalza il governo: quei 2,4 miliardi non bastano
La segretaria del Pd chiede di portare la spesa sanitaria al 7% del Pil e rilancia la sintonia con Avs e M5s sulla crisi mediorientale.
La sanità pubblica torna al centro dello scontro politico in vista della prossima legge di Bilancio. Elly Schlein chiede all’esecutivo di aumentare gli stanziamenti e di raccogliere l’allarme lanciato dai presidenti di sei Regioni, secondo i quali le risorse disponibili non sarebbero sufficienti a garantire i servizi richiesti dai territori.
La segretaria del Partito democratico contesta in particolare le cifre indicate per il 2027: 2,4 miliardi di euro, una somma che considera inferiore alla metà di quella sollecitata anche dal ministro della Salute Orazio Schillaci. Sul fronte internazionale, intanto, Schlein rivendica una posizione condivisa con Alleanza Verdi e Sinistra e Movimento 5 Stelle sulla situazione in Medio Oriente.
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La sanità chiede fondi più consistenti
Secondo Schlein, la spesa sanitaria italiana dovrebbe raggiungere il 7% del prodotto interno lordo, in linea con la media europea. La leader dem sostiene che il Servizio sanitario nazionale non possa continuare a sostenere bisogni crescenti con finanziamenti giudicati inadeguati, mentre alle Regioni viene chiesto di coprire da sole le carenze.
In una nota, la segretaria ha detto di condividere “il grido di allarme” dei governatori e ha criticato il fatto che sia necessario ricorrere ad appelli pubblici per difendere un diritto riconosciuto dalla Costituzione. A suo giudizio, il governo dovrebbe trasformare la sanità in una priorità concreta, non limitarsi agli annunci.
Sei presidenti sfidano l’esecutivo
A sollecitare un intervento più incisivo sono stati Michele de Pascale, Stefania Proietti, Alessandra Todde, Eugenio Giani, Roberto Fico e Antonio Decaro. Schlein ha definito legittima la loro richiesta di rafforzare il capitolo sanitario nella prossima manovra.
Il nodo riguarda soprattutto la programmazione per il 2027. La cifra di 2,4 miliardi inserita nel Documento programmatico di bilancio viene ritenuta troppo bassa anche alla luce delle richieste provenienti dal ministero della Salute. La segretaria Pd ha quindi invitato Palazzo Chigi ad ascoltare le Regioni e a intervenire sulle risorse.
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Il centrosinistra cerca una linea comune
Lasciando l’evento dedicato alla Cisgiordania all’hotel Nazionale, Schlein ha assicurato che la piattaforma comune dell’opposizione sarà definita a breve. “Fateci lavorare e il programma arriverà presto”, ha affermato, uscendo insieme a Nicola Fratoianni.
La dichiarazione arriva mentre le forze di centrosinistra provano a consolidare una posizione condivisa sui principali dossier politici. La segretaria dem ha indicato proprio il tema mediorientale come uno degli ambiti in cui Pd, Avs e M5s sarebbero “allineati al 100%”.
Medio Oriente, l’attacco al governo
Schlein ha richiamato l’iniziativa di 11 Paesi che hanno deciso di interrompere gli scambi commerciali con le colonie israeliane considerate illegali. Secondo la leader del Pd, l’Italia avrebbe dovuto aderire a quella scelta e il mancato sostegno da parte del governo rappresenterebbe una contraddizione rispetto alle posizioni espresse dal ministro degli Esteri Antonio Tajani.
La segretaria dem ha inoltre chiesto di insistere sulla sospensione dell’accordo tra Unione europea e Israele. A suo giudizio, il diritto internazionale deve essere applicato senza distinguere in base al Paese responsabile delle violazioni, mentre il doppio standard adottato dall’Unione europea, anche nel confronto con la Russia di Vladimir Putin, resta insostenibile.
Schlein ha infine ricordato le manifestazioni spontanee di solidarietà verso la popolazione palestinese e ha sostenuto che l’attenzione pubblica non debba diminuire. Ha anche contestato la partecipazione del governo italiano al consiglio per la pace, organismo che, secondo la sua valutazione, non starebbe operando per favorire realmente la pace.
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