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Politica 2 min di lettura57 min fa

Roma, in mostra gli strumenti della lotta femminista

Alla Casa internazionale delle donne esposti oggetti di autodifesa, protesta e autonomia creati dai movimenti in diversi Paesi

A Roma è visitabile una mostra gratuita sugli oggetti creati dai movimenti femministi per difendersi, protestare e conquistare autonomia.

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Il velo come strumento politico

Tra i materiali esposti c’è il velo, spesso associato alla subordinazione delle donne musulmane. Le attiviste algerine lo trasformarono invece in un mezzo per sostenere la lotta anticoloniale durante la guerra d’indipendenza degli anni Cinquanta.

Sotto quel tessuto venivano nascosti armi, ordigni e messaggi destinati alla resistenza. Un elemento legato all’abbigliamento femminile diventò così un supporto per le attività clandestine e per l’organizzazione politica.


Le tasche e l’autonomia

La mostra dedica spazio anche alle tasche, a lungo escluse dai vestiti femminili perché considerate inadatte o riservate agli uomini. La loro presenza, secondo le giustificazioni dell’epoca, avrebbe compromesso la linea degli abiti e reso sconveniente il modo di muoversi delle donne.

La questione è riemersa nel 2024, quando una bambina britannica di otto anni scrisse a Sainsbury's per chiedere perché i pantaloni scolastici da bambina fossero privi di tasche. La sua osservazione — «anche le ragazze devono poter portare cose» — contribuì all’introduzione delle tasche anche nei modelli destinati alle donne.

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Oggetti per difendersi e protestare

Curata da Marie Moise, Chiara Alessi e Giulia Siviero, l’esposizione raccoglie strumenti legati alla cura, al piacere, alla difesa personale e all’azione politica. Tra questi figura la cosiddetta vagina dentata, dispositivo ideato come protezione contro gli stupri, una forma di violenza ricorrente nei conflitti armati.

Sono presenti anche gli ombrelli impiegati dalle suffragiste britanniche per reagire alle cariche della polizia e l’inchiostro usato per danneggiare le cassette postali della Royal Mail. Quelle azioni portarono le militanti a essere descritte come violente dalle istituzioni, senza però fermare le loro rivendicazioni.


La mostra alla Casa delle donne

'La cassetta degli attrezzi femminista' è allestita al primo piano della Casa internazionale delle donne, in uno spazio vicino alla Sala Longhi. Il progetto è stato realizzato con risorse contenute, ma si basa su una ricerca storica approfondita e presenta gli oggetti in modo essenziale.

L’obiettivo, ha spiegato Moise, non è insegnare alle donne a combattere, bensì «disimparare a non farlo», riprendendo una formula della filosofa Elsa Dorlin. Il percorso mostra come imposizioni legate al corpo e all’abbigliamento siano state rielaborate dai movimenti in pratiche di resistenza.

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