Difesa, Meloni al Senato: «Non togliamo nulla a sanità e scuola
La premier difende la scelta sulle maggiori risorse destinate alla sicurezza e accusa gli avversari di alimentare un falso conflitto con il welfare.
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha respinto al Senato l’idea che l’aumento degli stanziamenti per la difesa comporti automaticamente meno risorse per ospedali e istruzione. Il chiarimento è arrivato durante le comunicazioni in vista del Consiglio europeo.
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La scelta sul margine disponibile
Secondo Meloni, il governo ha deciso di non impiegare per intero il margine finanziario aggiuntivo a disposizione. La quota utilizzata sarà indirizzata alle esigenze della difesa, senza configurare un trasferimento di fondi sottratti ad altri settori pubblici.
La presidente del Consiglio ha sostenuto che quelle risorse, in assenza della destinazione alla sicurezza, non avrebbero potuto essere spese liberamente per sanità, scuola o altri capitoli. Il punto, ha spiegato, riguarda quindi la possibilità concreta di impiego del margine e non un taglio ai servizi essenziali.
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L’accusa contro i critici
Nel suo intervento, Meloni ha contestato la narrazione secondo cui rafforzare la sicurezza significherebbe ridurre gli investimenti negli ospedali. «Chi racconta che più sicurezza vuol dire meno ospedali e risorse sottratte al welfare da un governo di guerrafondai mente sapendo di farlo», ha affermato in Aula.
La premier ha così respinto anche l’etichetta di governo votato alla guerra, collegando la spesa per la difesa alla necessità di aumentare la sicurezza nazionale. Le sue parole si inseriscono nel confronto europeo sulle risorse aggiuntive da destinare al settore.
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