Autonomia, la svolta scuote la Lega: ora il passaggio decisivo
Il governo ha presentato i disegni di legge per quattro Regioni, mentre il congresso leghista si avvicina tra tensioni interne e strategie elettorali
«Abbiamo annoiato i nostri elettori per tutta l’estate con una narrazione sulle difficoltà interne alla Lega, poi chiami un congresso e non appare un’alternativa». Claudio Borghi riassume così il paradosso che accompagna l’appuntamento del 24 e 25 ottobre: il confronto nel partito resta acceso, ma nessun candidato sembra pronto a contendere la segreteria a Matteo Salvini.
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Il Nord cerca ancora una linea comune
Le divisioni non sono del tutto rientrate. I dissidenti sostengono di non aver voluto mettere in discussione la leadership, bensì riportare al centro le istanze delle regioni settentrionali. Nel frattempo, però, l’ipotesi di una mozione condivisa dai governatori appare più fragile: Maurizio Fugatti continua a sostenere le posizioni di Attilio Fontana e Massimiliano Romeo, mentre resta da capire quale atteggiamento assumerà Luca Zaia, considerato da alcuni in fase di riavvicinamento a Salvini.
Al congresso potrebbe comunque arrivare un documento dedicato al Nord, elaborato con il contributo delle diverse articolazioni territoriali e affidato al capogruppo alla Camera Riccardo Molinari. Sarebbe una proposta lontana dal progetto di una Lega distinta per Nord, Centro e Sud sostenuto da Fontana e Romeo. Il governatore lombardo ha inoltre confermato l’intenzione di creare un’associazione settentrionale, precisando che nessuno tra i promotori aveva chiesto di convocare il congresso.
Salvini rafforza la sua posizione
Il regolamento rende complesso trasformare il malcontento in una modifica formale dello Statuto: occorrono almeno 80 firme provenienti da quattro Regioni, con votazione palese e per alzata di mano. Per questo una proposta dei nordisti potrebbe non essere pronta in tempo, anche se una mozione destinata a ribadire l’esistenza di una minoranza non è esclusa.
I contestatori criticano anche il metodo scelto, perché a votare saranno gli stessi delegati che avevano già confermato Salvini nella precedente assise. Secondo la loro lettura sarebbe stato preferibile coinvolgere direttamente gli iscritti, come accadde nel 2013, quando Salvini prevalse su Umberto Bossi. Il segretario, tuttavia, si presenta al congresso con un risultato politico concreto da rivendicare: il ritorno dell’autonomia differenziata al centro dell’azione di governo.
Quattro Regioni verso l’autonomia
Il Consiglio dei ministri ha approvato i disegni di legge destinati a Lombardia, Veneto, Piemonte e Liguria. I provvedimenti consentirebbero di trasferire competenze aggiuntive in ambiti come sanità, protezione civile, coordinamento della finanza pubblica, professioni e previdenza complementare e integrativa.
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Salvini ha accolto la decisione definendola una «soddisfazione enorme», sia per il ruolo istituzionale sia per il legame con il Paese e con la Lega. Alla riunione dell’esecutivo erano stati invitati anche i quattro presidenti regionali, mentre Roberto Calderoli ha sottolineato che il traguardo è ormai vicino dopo un lavoro portato avanti «con convinzione e senza sosta».
Il Parlamento diventa decisivo
L’approvazione governativa non conclude il percorso. Gli otto disegni di legge dovranno infatti ottenere il via libera di Camera e Senato con la maggioranza assoluta; i testi potrebbero essere distribuiti tra i due rami del Parlamento per accelerare l’esame.
La trasmissione delle intese definitive da parte delle Regioni è avvenuta tra il 3 e il 22 settembre, in anticipo rispetto ai 45 giorni previsti. Poiché sta per iniziare la sessione di bilancio, nella maggioranza l’obiettivo è completare l’iter nei primi mesi del 2027. Calderoli aveva chiesto tempi rapidi già a Pontida, il 20 settembre, auspicando una procedura simile a quella utilizzata per la legge elettorale.
La partita guarda già alle urne
Nel centrodestra il provvedimento viene considerato anche uno strumento utile a rafforzare la Lega in vista delle prossime elezioni. L’obiettivo indicato nella maggioranza è portare la coalizione al 42%; Fratelli d’Italia, pur ricordando che l’autonomia era già inserita nel programma, prepara intanto una rivendicazione del risultato soprattutto nelle regioni del Nord.
Giorgia Meloni potrebbe trarre vantaggio politico dall’approvazione rapida, secondo i ragionamenti che circolano nella maggioranza. Il ministro Gianmarco Mazzi ha sintetizzato la posizione del partito sostenendo che il governo sta mantenendo la parola data.
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