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Politica 2 min di lettura1 ora fa

Assisi, la lezione scomoda di Francesco contro guerre e denaro

A 800 anni dalla morte del santo, Mattarella richiama dignità, pace e tutela del Creato mentre Zuppi denuncia la logica della potenza

L’idea di San Francesco torna a interrogare il presente soprattutto sul rapporto con il Creato. Sergio Mattarella, ad Assisi, ha richiamato le emergenze provocate dall’inquinamento dell’aria, dell’acqua e del suolo, dalla distruzione delle foreste e dall’aumento delle temperature globali. Di fronte a queste crisi, ha osservato, servirebbero decisioni radicali, capaci di apparire «sconvolgenti agli occhi del mondo».


Il Creato come sfida politica

Nel messaggio del presidente della Repubblica, l’attenzione agli animali rappresenta soltanto una parte dell’eredità francescana. La tutela dell’ambiente viene collegata a problemi concreti e di portata mondiale, che richiedono scelte profonde e non soltanto gesti simbolici.

Mattarella ha così inserito la sensibilità ecologica del santo all’interno di una riflessione più ampia. Per il capo dello Stato, il rispetto della natura appartiene allo stesso nucleo di valori che comprende la dignità umana e la costruzione della pace.


Dignità contro il potere del denaro

Un altro passaggio centrale ha riguardato il significato della povertà scelta da Francesco. Non una semplice rinuncia personale, secondo Mattarella, ma una contestazione concreta dell’adorazione del denaro; allo stesso modo, la sua umiltà non coincideva con ingenuità e la sua obbedienza non era arrendevolezza.

Il presidente ha indicato nella dignità di ogni persona, nella salvaguardia del Creato e nella pace i cardini ancora attuali della predicazione francescana. Il riferimento arriva in una fase in cui, ha sottolineato, la ricchezza di pochi rischia di comprimere i diritti e il valore degli altri.


Zuppi: la guerra non è inevitabile

All’inizio delle celebrazioni, il cardinale Matteo Zuppi ha pronunciato un’omelia dai toni netti. Il presidente della Conferenza episcopale italiana ha sostenuto che «La guerra non è un destino» e ha invitato a non tacere davanti alla cultura della forza, alimentata da interessi economici enormi e da nazionalismi capaci di danneggiare gli stessi popoli.

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Il tema è stato poi ripreso da Mattarella, che ha condannato anche l’uso della religione per legittimare la violenza. Nel suo discorso ha ricordato che Francesco considerava l’uccisione di altri esseri umani in nome di Dio come la colpa più grave, proprio mentre numerosi conflitti continuano a insanguinare diverse regioni del mondo.


La pace al centro di Assisi

Dalla loggia della basilica, Mattarella ha auspicato che il messaggio di Francesco possa aiutare a cambiare le coscienze indurite dall’odio e a orientare il mondo verso una convivenza serena e fraterna. La sua lettura ha evitato di ridurre il santo a un semplice simbolo dell’ecologia, del pacifismo o della solidarietà.

Il capo dello Stato lo ha presentato come un profeta della pace, universale ma tutt’altro che accomodante. Anche Giorgia Meloni, nel ricordarne la figura, ha definito Francesco «un italiano che ha forgiato l’identità di un intero popolo».

Le parole sono state pronunciate ad Assisi nel quadro delle celebrazioni per gli 800 anni dalla morte del santo. La giornata ha riunito numerosi pellegrini e ha trasformato la ricorrenza in un richiamo pubblico contro la guerra, l’idolatria del denaro e l’indifferenza davanti alle crisi del pianeta.

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