Volkswagen, la tregua scade: nel 2027 si ridiscutono salari e turni
La casa tedesca ha comunicato la cessazione di dieci intese aziendali dalla fine del 2026, aprendo un confronto su retribuzioni, orari, ferie e garanzie occupazionali.
Il confronto tra Volkswagen e i dipendenti tedeschi rischia di trasformarsi in uno scontro aperto già dall’inizio del 2027. Con la fine della tregua sindacale potranno arrivare i primi scioperi di avvertimento, mentre sul tavolo non ci saranno soltanto gli aumenti salariali: in discussione finirà una parte consistente delle regole che disciplinano il lavoro negli stabilimenti del gruppo.
La tregua finisce il 1° gennaio
IG Metall interpreta la mossa dell’azienda come un tentativo di far ricadere ulteriormente sui lavoratori il peso della crisi economica. Il sindacato ha quindi annunciato l’intenzione di difendere le condizioni ottenute negli anni attraverso la contrattazione collettiva.
Per la prossima tornata negoziale, la sigla chiede un incremento del 5% degli stipendi e un’intesa valida per dodici mesi. Tra le priorità indicate figura anche una misura di sostegno rivolta soprattutto ai dipendenti con le retribuzioni più contenute.
Dieci intese tornano al tavolo
La comunicazione formale di Volkswagen riguarda circa dieci accordi aziendali, secondo l’elenco diffuso da IG Metall. La loro efficacia terminerà il 31 dicembre 2026, ma la disdetta non comporterà necessariamente la cancellazione immediata di tutte le condizioni previste: gli effetti giuridici possono differire da un’intesa all’altra e alcune norme potrebbero restare operative oltre quella data.
Nel pacchetto rientrano le regole sugli stipendi, l’accordo generale sulle condizioni di impiego, i criteri di classificazione professionale e diverse disposizioni su indennità, pagamenti aggiuntivi, prestazioni e gestione del personale. Coinvolte anche alcune norme dedicate ai dipendenti con orari particolari e una parte delle intese sulla formazione.
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Orari e bonus restano incerti
Uno dei dossier più delicati è il Manteltarifvertrag, l’accordo che comprende anche le disposizioni su durata del lavoro e ferie. La stampa tedesca indica tra i possibili temi una revisione della settimana attualmente fissata a 35 ore; Volkswagen, tuttavia, non ha presentato pubblicamente una proposta precisa per estenderla.
Potrebbe essere rimessa in discussione anche la formula della remunerazione aggiuntiva. Oggi, in presenza di determinati requisiti, i lavoratori interessati possono optare per sei giorni di riposo supplementari oppure per una somma pari al 27,5% di una mensilità.
Il piano di risparmio resta intatto
La scelta del gruppo arriva mentre Volkswagen porta avanti un vasto programma di contenimento dei costi. Come altri grandi produttori automobilistici europei, l’azienda affronta una fase economica complessa e considera prioritaria una riduzione dell’organico realizzata attraverso strumenti definiti socialmente sostenibili.
Resta valido il compromesso raggiunto nel 2024. Il progetto prevede circa 35.000 posti in meno in Germania entro il 2030, tramite misure concordate, mentre la protezione dai licenziamenti motivati da ragioni aziendali continuerà a valere fino alla fine dello stesso anno. La cessazione delle dieci intese non modifica questa garanzia, ma rende più ampio e delicato il negoziato sul futuro degli impianti tedeschi.
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