Stoner, il giorno perfetto a Phillip Island: titolo e compleanno insieme
L’ultimo GP australiano sul circuito storico prima del passaggio ad Adelaide riporta alla memoria il trionfo del 2011, quando Stoner conquistò il secondo Mondiale davanti al pubblico di casa.
Il legame tra Casey Stoner e Phillip Island va oltre i risultati ottenuti in pista. L’ex campione australiano considera un errore l’addio del circuito al calendario della MotoGP dal 2027 e ha manifestato la propria contrarietà al trasferimento ad Adelaide, soprattutto per i dubbi legati alla sicurezza di un tracciato cittadino.
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Phillip Island, un addio che brucia
Su questa pista Stoner ha costruito una parte decisiva della sua storia sportiva, vincendo sei edizioni consecutive della gara della classe regina dal 2007 al 2012. Il prossimo appuntamento avrà quindi un valore particolare, perché sarà l’ultimo prima del cambio di sede previsto per il 2027.
La decisione ha riacceso anche il ricordo del 2011, stagione nella quale l’australiano riuscì a dimostrare che il suo rendimento non dipendeva soltanto dalla moto guidata. Dopo il primo titolo conquistato con Ducati nel 2007, il successo ottenuto con Honda ebbe per lui un peso ancora maggiore.
Il Mondiale che cambiò il giudizio
Stoner ha spiegato di avere vissuto a lungo il sospetto che i suoi risultati fossero soprattutto il prodotto della superiorità tecnica della Ducati. «Le persone non credevano nel mio talento, pensavano che avessi successo solo grazie alla Ducati», ha raccontato, ricordando le critiche ricevute dopo il primo campionato mondiale.
Il trionfo con Honda rappresentò così una risposta sportiva a quei dubbi. Cambiare costruttore e riuscire a ripetere l’impresa rafforzò la sua convinzione, ma anche il senso di appartenenza a una squadra che, secondo il pilota, aveva condiviso ogni difficoltà e ogni vittoria.
Pochi giorni fa, il 16 ottobre, Stoner ha compiuto 41 anni. Quindici anni prima, proprio nella stessa data, aveva invece vissuto una delle giornate più memorabili della carriera: vittoria nel Gran Premio di casa e certezza matematica del secondo titolo iridato.
La gara tra pioggia e prudenza
Quel fine settimana arrivò con Stoner ampiamente davanti a Jorge Lorenzo nella classifica generale. Il pilota Yamaha cadde durante la sessione mattutina di riscaldamento, riportando un infortunio a un dito che lo costrinse a rinunciare alla gara.
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L’assenza del principale rivale modificò il piano dell’australiano. Non era più indispensabile imporsi: sarebbe bastato chiudere tra i primi quattro per assicurarsi il campionato, una prospettiva molto diversa rispetto all’obiettivo iniziale di vincere davanti ai propri tifosi.
Partito dalla prima posizione, Stoner prese subito un ritmo elevato. La situazione cambiò quando la pioggia bagnò il tracciato a gara in corso: il rischio di cadere aumentò e diversi concorrenti finirono fuori, costringendolo a gestire con attenzione il margine tra velocità e sicurezza.
«Vincere un Mondiale nel giorno del tuo compleanno e nel tuo GP di casa... Tutte queste cose sono successe nello stesso giorno, sulla mia pista di casa», ha ricordato in un video della MotoGP. A rendere ancora più speciale l’impresa contribuì anche la quinta affermazione consecutiva in gara.
Quattro Honda davanti a tutti
Alla bandiera a scacchi Stoner precedette Marco Simoncelli di 2,2 secondi. Andrea Dovizioso completò il podio, mentre Dani Pedrosa concluse quarto: le prime quattro posizioni furono occupate da piloti Honda.
Il risultato consegnò a Stoner il secondo titolo con tre gare ancora da disputare. Per l’australiano fu una conferma personale, ma anche un successo collettivo, maturato dopo il passaggio a una moto diversa e celebrato nel luogo più importante della sua carriera.
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