Romagnoli: Martin assimila subito indicazioni e dati tecnici
I capotecnici di Aprilia e Ducati hanno parlato di tecnica, metodo di lavoro e aneddoti maturati nel Mondiale
Daniele Romagnoli e Marco Rigamonti hanno descritto pregi, metodo di lavoro e caratteristiche di Jorge Martin e Marc Marquez in un’intervista realizzata a Mandalika.
Rigamonti ha iniziato a seguire il Mondiale a tempo pieno nel 2009, dopo l’ingresso in Ducati nel 2004 e una prima esperienza in Superbike. Il tecnico ha raccontato anche alcuni episodi vissuti nel paddock, tra cui una discussione dopo una gara decisiva per il titolo della 125.
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Il percorso di Rigamonti
Nel 2004 Rigamonti lavorava nel reparto sviluppo Ducati e si occupava soprattutto dell’analisi dei dati. La sua presenza in pista era ancora occasionale; dal 2008 è passato alle competizioni, dividendo inizialmente il lavoro tra attività in sede e trasferte.
Il tecnico ha poi ricordato il periodo trascorso al fianco di Marco Melandri. In quella stagione seguiva l’elettronica del pilota, mentre il responsabile del team curava i motori di entrambi i protagonisti della squadra. In pista, invece, Rigamonti operava come capotecnico di Melandri, mentre un altro tecnico seguiva Emilio Alzamora.
La tensione esplose al parco chiuso dopo una gara nella quale Alzamora conquistò il titolo. Melandri avrebbe dovuto chiudere davanti al rivale per tenere aperta la rincorsa e, al termine, si verificò un parapiglia. Rigamonti intervenne per separare i presenti e riportare la calma, nonostante conoscesse bene anche il team di Alzamora per averci lavorato in precedenza.
Il metodo di Martin
Romagnoli ha indicato nella rapidità con cui Martin assimila le indicazioni il tratto più particolare del pilota Aprilia. Già nei primi test, il tecnico aveva notato che il motociclista riusciva a trasformare in tempi brevi i riferimenti della telemetria e le spiegazioni sulle traiettorie in modifiche concrete alla guida.
Il passaggio dalla Moto2 alla MotoGP non gli avrebbe impedito di comprendere rapidamente elettronica, gestione della potenza e controllo della trazione. Secondo Romagnoli, Martin aveva già una preparazione tecnica superiore alle attese e, in poco tempo, è cresciuto su regolazioni della moto e stile di guida.
«La velocità d’apprendimento per me è stata la sua prima caratteristica», ha spiegato Romagnoli parlando dell’esperienza con il pilota. Il capotecnico ha aggiunto che Martin è anche molto irruento e difficilmente riesce a restare fermo: questo atteggiamento può diventare un limite, ma quando il pilota trova la convinzione giusta si traduce in una grande esplosività.
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Marquez e il lavoro tecnico
Per Rigamonti, lavorare con Marquez è allo stesso tempo più semplice e più stimolante. Il pilota Ducati porta sempre la moto vicino al limite; quando il rendimento non arriva, il gruppo può quindi concentrarsi sull’individuazione di un problema tecnico, senza attribuire automaticamente la responsabilità alla pista, alle condizioni o alle gomme.
Il pilota fornisce inoltre indicazioni dettagliate su elettronica e ciclistica. Sa distinguere le curve nelle quali la moto lo ostacola da quelle in cui il margine di miglioramento riguarda ancora la sua guida, permettendo alla squadra di intervenire in modo più mirato.
Rigamonti ha sottolineato anche la disponibilità del campione ad ascoltare le osservazioni dello staff. Marquez, secondo il tecnico, accetta di provare modifiche suggerite dal gruppo invece di affidarsi soltanto alle proprie certezze. «Ti dà gusto a lavorare e a metterci di più del tuo», ha detto Rigamonti, spiegando che il pilota segue le indicazioni e cerca di trasformarle in risultati.
Il soprannome Radar
Il nomignolo Radar non nasce dalla capacità di Rigamonti di interpretare dati e comportamento della moto, come gli è stato chiesto durante l’intervista. L’origine risale al 1993, quando il tecnico viaggiava spesso in camper o in automobile e si fermava a comprare una rivista dedicata alle trasmissioni satellitari.
Un collega, Stefano Riminucci, chiamava impropriamente la parabola “radar”. Da quella battuta è nato il soprannome, rimasto nel tempo anche grazie all’interesse di Rigamonti per l’elettronica. Il tecnico ha chiarito di averlo sempre accolto volentieri.
La scommessa sui capelli
Un altro episodio raccontato da Rigamonti riguarda il colore dei capelli. La decisione è nata da una scommessa avviata a Silverstone dopo aver visto un meccanico della squadra con i capelli tinti.
Rigamonti aveva promesso di presentarsi biondo ad Aragon se il collega avesse mantenuto quella scelta, impegnandosi a fare lo stesso a Misano. Il risultato, però, non è stato il biondo previsto: il colore è apparso più vicino al grigio, perché il tentativo di ottenere una tonalità bianca non è riuscito. L’idea che l’iniziativa coinvolgesse progressivamente tutta la squadra è stata invece smentita dal tecnico.
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