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Motori 4 min di lettura45 min fa

Ferrari, in Messico la vittoria sfuma per due errori

La SF-26 aggiornata mostrava ritmo e affidabilità, ma strategie e duello interno hanno consegnato il successo a Verstappen.

La Ferrari ha mancato la vittoria al Gran Premio del Messico, nonostante una SF-26 capace di esprimere il miglior ritmo in pista. Leclerc e Hamilton hanno compromesso il risultato con due episodi distinti, lasciando a Verstappen il successo.

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Antonelli festeggia, McLaren resta competitiva

Kimi Antonelli ha celebrato il titolo mondiale con un altro podio per Mercedes. La vettura tedesca non aveva però la velocità necessaria per contendere il primo posto alla Ferrari.

Il pilota italiano aveva gestito con grande efficacia le gomme morbide nel primo tratto di gara, prolungandone l’utilizzo e costruendo un margine utile per la parte successiva. La bandiera rossa ha però annullato il vantaggio accumulato. Russell, invece, ha pagato l’incidente con Hadjar e la relativa penalità, oltre a una gestione poco efficace della potenza elettrica sui rettilinei.

Anche la prestazione della McLaren è stata difficile da valutare. Norris è rimasto a lungo nel traffico, viaggiando vicino alle altre monoposto senza accusare surriscaldamenti, un’indicazione positiva per il sistema di raffreddamento della MCL40. Le differenze tra le vetture sono rimaste ridotte e gli errori dei team hanno avuto un peso ancora maggiore.


Verstappen sfrutta l’occasione

Red Bull ha raccolto il risultato lasciato per strada dalla Ferrari. Verstappen ha guidato con attenzione nei momenti decisivi, mentre la RB22 ha mantenuto un rendimento solido per quasi tutto il fine settimana, pur mostrando qualche difficoltà nella gestione delle gomme nel terzo settore.

La squadra austriaca ha inoltre interpretato bene entrambe le partenze, dopo i problemi alla frizione avuti ad Austin. Verstappen ha lamentato un comportamento irregolare del freno motore: il problema potrebbe essere legato alla combustione o a una regolazione dell’unità motrice non ancora perfezionata.

La Ferrari aveva iniziato il fine settimana con segnali incoraggianti. Già nelle prove libere la vettura disponeva di una base d’assetto valida, che aveva richiesto soltanto interventi limitati. In qualifica Hamilton era riuscito a portare le gomme nella corretta finestra di funzionamento, nonostante la bassa aderenza e la rarefazione dell’aria rendessero il compito più complesso.


La Ferrari paga il duello interno

Dopo la prima chicane, Leclerc e Hamilton occupavano le prime due posizioni. Il vantaggio è durato pochissimo: alla frenata successiva entrambi hanno cercato di ritardare il punto d’ingresso, senza considerare quanto la ridotta densità dell’aria avesse modificato l’aderenza disponibile.

Hamilton ha perso terreno rispetto a Verstappen nel rientro in pista, mentre Leclerc ha ricevuto una penalità di 5 secondi. Il monegasco conservava comunque la posizione e, grazie all’aria libera, ha potuto accumulare un margine sufficiente per sperare di neutralizzare la sanzione.

Leclerc è arrivato a guadagnare 5 secondi sulla Red Bull, ma il distacco ha smesso di crescere. La mescola media di Verstappen ha iniziato a funzionare meglio delle gomme morbide Ferrari e, senza essere più costretto a seguire da vicino Leclerc, il pilota Red Bull ha sofferto meno le turbolenze.

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La Ferrari avrebbe potuto difendersi con una scelta diversa ai box. Il rientro è stato anticipato dalla sosta di Oscar Piastri, che aveva liberato la pista alle spalle dei primi. Anche attendendo, tuttavia, Leclerc avrebbe rischiato di essere superato: Verstappen avrebbe potuto fermarsi nel giro successivo e sfruttare la mescola nuova.

Nel giro verso la pit lane, però, Leclerc ha trovato Bottas, già doppiato, nel tratto più tortuoso del secondo settore. La perdita di tempo si è sommata a un cambio gomme più lento di quello Red Bull, permettendo a Verstappen di sfilare davanti all’uscita dei box.


Gli aggiornamenti danno risposte

Il ritmo della SF-26 è rimasto alto anche dopo la perdita della leadership. La ripartenza da fermo offriva a Leclerc un’ultima possibilità, ma il ferrarista è partito dal lato sporco della pista, dove si erano depositati residui di gomma, e Hamilton lo ha superato.

Per diversi giri Hamilton ha potuto usare la modalità di massima potenza per tentare l’attacco. In Messico, però, l’efficacia del vantaggio elettrico era limitata: le monoposto arrivavano a circa 360 km/h e l’incremento di potenza diminuiva progressivamente fino a scomparire intorno ai 340 km/h.

Il dato più significativo è arrivato nella fase conclusiva, quando Hamilton ha seguito Verstappen a distanza ravvicinata per molti giri. In una pista dove la scia sporca rendeva più difficile raffreddare freni e unità motrice, quel comportamento ha confermato il passo superiore della Ferrari.

La marcia più lenta di Leclerc non è invece indicativa del potenziale reale della vettura. Il pilota aveva danneggiato gravemente la gomma anteriore con un appiattimento, arrivando a esporre la carcassa interna.

La prestazione messicana ha inoltre confermato i progressi già osservati ad Austin. L’unità motrice ha limitato la perdita di rendimento ai bassi regimi grazie al turbocompressore più piccolo, mentre la SF-26 ha mostrato equilibrio e buona aderenza nelle curve lente.

Queste caratteristiche erano mancate tra Baku e Singapore, dove il retrotreno soffriva soprattutto in accelerazione. Gli ultimi aggiornamenti hanno ampliato la finestra di funzionamento della vettura, rendendo ancora più pesante il rimpianto per il successo mancato.

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